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complessità
Seneca, Platone, Socrate, i nuovi classici per il management.
Carlo Mazzucchelli
Il suggerimento implicito che deriva da questa iniziativa per i manager è di leggere più classici e meno trattati scientifici o di managemnt. In un paese come l'Italia in cui la conoscenza scientifica è generalmente scarsa e prevale invece una cultura umanistica diffusa, l'invito può suonare provocatorio. Eppure il ritorno ai classici e la nuova enfasi assegnata alla scienza delle scienze può essere utile proprio per ridare importanza alle scienze ed al loro ruolo nella gestione di un'azienda o di una organizzazione e servire a mettere in discussione e rivedere modelli di interpretazione non più adeguati alla comprensione di una realtà diventata sempre più complessa, globale e instabile (liquida per abusare di un termine spesso utilizzato dal sociologo Baumann). Il ricorso alla filosofia ma, più in generale, ad un approccio multidisciplinare, per meglio gestire l'organismo azienda è sintomatico di una realtà che cambia e che ci obbliga a fare i conti con alcune novità quali:
Per affrontare le sfide sopra elencate, i sostenitori dell'abbinamento di testi letterari e filosofici ai manuali di management delle organizzazioni suggeriscono di rivolgersi ad alcuni classici selezionati quali Socrate e Seneca, Shakespear e Leopardi, Macchiavelli e Tolstoj, Wittgenstein e Russel. Io mi permetterei di suggerire anche Nietzche e Spinoza, Kant e Schopenauer ma anche di non disdegnare la cultura e la filosofia orientale con la sua visione 'anti-cartesiana' della realtà.
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William Shakespeare e Giacomo Leopardi consulenti manageriali? Seneca con il suo 'so di non sapere' nuovo riferimento culturale e pratico per manager abituati a pensare di essere capaci di capire, sentire e risolvere tutto?
I lettori assistono alla parata del P.R. Edelman, dell’eccellentologo d’antan Tom Peters e di qualcun altro. Poi è la volta di Andrea Pontremoli, l’Amministratore Delegato di IBM Italia, un manager di un’azienda di tecnocrati, che spiega che la global corporation segna la fine della multinazionale.
Il 17 novembre [sorpresa!] viene intervistato Pier Luigi Celli, ex direttore generale Rai del primo Centro-Sinistra, ora alla LUISS, collaboratore del “Corriere della Sera” del lunedì e del venerdì. “Leopardi ha pagine straordinarie, dice nella quarta ed ultima colonna del domande e risposte, per esempio nelle ‘Operette morali’ il dialogo tra Cristoforo Colombo e Gutierrez è un vero trattato sul rischio”.
Tanto basta perché l’intervistatore titoli l’incontro: “Dirigenti, imparate da Leopardi” e il 24 u.s. scateni tale Anna Maria Catano alla scoperta di quello che dovrebbero leggere i manager, poeta di Recanati in testa.
La giornalista chiede conferme dell’assoluta necessità [“un must”] di leggere “5 libri irrinunciabili”, insistendo su Leopardi, a tre docenti universitari e a un formatore dell’ISTUD. Riassume addirittura il passo delle “Operette morali”, che aiuterebbe a cogliere il segreto della leadership, a capire la cultura di un Paese e a diventare un buon manager.
Peccato che in tutto questo fervore sfugga al difensore della “tradizione manageriale italiana” e ai due giornalisti suoi corifei che Leopardi e le “Operette morali” sono classici, previsti dal programma di letteratura italiana per l’ultima classe dei licei ,classico, scientifico, magistrale, ecc.; non credo che possa essere questa l' iperattualità.
Pierluca