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Ma quanti formatori fanno parte dei Consigli d’Amministrazione?

Francesco Zanotti

Confesso di non aver condotto una statistica, ma credo di poter dire che si tratta (se esistono) di casi sporadici.

Se, poi, qualcuno mi dimostra che, invece, i Consigli d’Amministrazione di grandi imprese sono pieni di formatori, sia di formatori interni alle aziende, sia di consulenti di formazione in qualità di amministratori indipendenti, allora tutto quello che dirò non vale.

Ma se, invece, la mia convinzione che i CdA non siano così affollati di formatori e che la nuova area di business dei consulenti di formazione non è quella di accaparrare posti di Amministratori Indipendenti, allora è necessario agire. Sia per convenienza personale che per responsabilità sociale.

 

Ma andiamo con ordine.

 

La prima cosa da dire è che non è così irrilevante la “scoperta” che nessun formatore fa parte di CdA di grandi imprese.

Credo significhi alcune cose precise. La prima è che gli azionisti, il top management e gli stakeholders in generale non giudicano che la formazione abbia ha un ruolo strategico. E, poiché credo che anche i responsabili delle Risorse Umane non affollino i CdA, parimenti credo che neanche le risorse umane vengano giudicate veramente strategiche.

 

“Ma la colpa è di azionisti, top management e stakeholders! Che essendo ottusamente orientati la breve termine, la prima cosa che fanno quando si sente aria di crisi, è quella di tagliare formazione e persone ….” è la risposta che immagino sgorghi dall’animo di formatori e consulenti.

Ecco è una risposta inutilmente difensiva. Io credo che azionisti, top management e stakeholders abbiano in definitiva ragione. Non nel senso che davvero le risorse umane e la formazione non siano strategiche . Ma nel senso che le attuali attività e metodologie formative e di gestione delle risorse umane non evidenzino questa strategicità.

Questo giudizio vale soprattutto per le attività formative innovative. Quelle che vengono citate quando si parla di “al di là dell’aula”.

 

Allora se questo è vero, occorre agire di corsa. Come ho detto, sia per ragioni personali che sociali. Personali perché non conviene a formatori e consulenti che il ruolo della formazione vada sempre più riducendosi. Sociali perché oggi serve che tutte le ricchezze delle persone siano disponibili per riprogettare il rinnovamento profondo di imprese e società.

 

La direzione da percorrere? Innanzitutto la ricerca. Capire perché tutto quello che sta oltre l’aula rischia di essere peggio dell’aula. Capire come sfruttare davvero le opportunità delle Web Technologies e non lasciarle morire. Immaginare attività che costino un quinto e producano risultati cinque volte più rilevanti.

La metafora della complessità è probabilmente la risorsa fondamentale. Essa permette di comprendere le dinamiche profonde dei processi d apprendimento. Soprattutto il fatto che tendono a diventare autoreferenziali. E di comprendere alcune altre “cosette”. Ne cito alcune, disposto ad approfondire il discorso. Se poi fosse addirittura una polemica sarebbe ancora più divertente …

La prima “cosetta” (ed alcune collaterali) è che i processi di apprendimento sono solo auto apprendimento. L’etero, quello di cui si occupano i formatori, non può che chiamarsi insegnamento. Può essere solo un insegnamento che stimola l’auto apprendimento. Ma se è così, mi si dovrebbe spiegare perché i formatori cercano di sottrarsi alla sfida del “Web Supported Learning”, individuale o comunitario che sia

 

La seconda “cosetta” è che i processi di auto apprendimento hanno una inevitabile deriva auto referenziale. E che l’unica funzione dell’insegnante (cioè della formazione) è quella di aiutare le persone a superare la proprio autoreferenzialità.

 

Altre cosette sperse solo le seguenti.

Innanzitutto non esiste la telepatia. Cioè le conoscenze sono sempre incarnate in una fisicità. Anche quando sono parola. In questo caso sono incarnate in vibrazione dell’aria. Che hanno tutta la levità e la provvisorietà dell’aria che vibra.

 

Poi non esiste la comunicazione. Esiste un processo molto più complesso attraverso il quale le “idee” dell’insegnante diventano manufatti. La qualità delle sue idee dipende fortemente dalla qualità delle tecnologie che utilizza. La parola ovviamente non è l’unica tecnologia possibile. E’ molto difficile da usare, forse da lasciare all’arte dei cantastorie. Oppure, se la si vuole usare, sia abbia la prudenza di imparare a fare il cantastorie.

 

Non esiste neanche l’ascolto, ma esiste l’ermeneutica …

Ecco mi fermo. Perché l’aggiungere scoperte come il fatto che le competenze non esistono e simili mi porterebbe nel …. raccontare una storia troppo lunga.

 

Mi fermo e attendo un dibattito. Che, se riuscisse ad essere molto più alto e forte delle mie parole, sarebbe veramente l’inizio della costruzione di un nuovo ruolo dei formatori e della formazione. E la manifestazione alta e forte della nostra responsabilità sociale.

 



by Carlo Mazzucchelli last modified 06-10-2006 12:26
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