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Convegno “Pollution charge di Milano e nuova mobilità per la metropoli”

Stefano Verza


Convegno “Pollution charge di Milano e nuova mobilità per la metropoli”

Un tema sociale tra semplificazioni e pensiero complesso.

 

 

Venerdì 13 ottobre ho assistito a questo convegno tenutosi presso l’Istituto dei Ciechi di Milano organizzato da Legambiente e Provincia. Lungi da me in questa sede ogni considerazione di stampo politico sulla proposta (che ognuno di noi può liberamente giudicare come valida o meno), ma solo il tentativo di prendere spunto da ciò che ho ascoltato per provare a condividere qualche riflessione sul pensiero complesso.

 

In estrema sintesi, giusto per inquadrare la questione, il convegno, centrato sul ticket per le auto in ingresso a Milano ma con il desiderio di inquadrare il problema complessivo della mobilità, ha illustrato le analoghe esperienze di Stoccolma e Londra per portare poi ad un confronto aperto tra più attori (istituzionali, esperti e non) su come introdurre tale iniziativa a Milano.

 

Alcuni concetti espressi

 

§         Dal momento che i temi inerenti mobilità ed ambiente sono temi seri, non è possibile che qualcuno pensi di poterli risolvere da solo.

§         I temi che riguardano l’ambiente per loro natura non possono rispettare i confini amministrativi.

§         Prima di chiedere un esborso economico ai cittadini occorrono investimenti da parte delle istituzioni.

§         Deve pagare chi realmente inquina, indipendentemente dal luogo di residenza.

§         Decisioni su questi temi non posso essere assunte in modo unilaterale, in questa direzione assume assoluta importanza il tavolo tecnico che è stato inaugurato per operare il coordinamento necessario tra le istituzioni locali.

§         Sarebbe preferibile parlare di abbonamento alla città anziché di ticket, un abbonamento alla cui base c’è una forte integrazione tra le offerte dei servizi pubblici su scala regionale, ma anche tra le diverse modalità di trasporto. Da cui deriva che le persone pagano in cambio di servizi, che dovrebbero comprendere anche sportelli, reali e virtuali, mobility management, sconti e agevolazioni per la mobilità ai dipendenti e agenzie specializzate per offrire assistenza e orientamento alla domanda di mobilità dei cittadini di Milano e di tutta la Lombardia.

 

Le mie riflessioni

 

§         Ogni concetto è riportato in modo consapevolmente sintetico, ma condensa comunque la posizione complessiva che ogni attore ha espresso. E proprio per questo mi sembra lasci trasparire appieno differenti modalità di pensiero. In particolare, ricordando Edgar Morin, alcuni concetti sottendono quel pensiero semplificante che disintegra la complessità del reale, giustappone la diversità senza concepire l’unità, o porta una visione del tutto parziale e limitante (magari volutamente per coerenza rispetto all’appartenenza politica, ma non per questo meno limitante); altri punti di vista sono a mio avviso rappresentativi di quel pensiero complesso che assimila il più possibile i modi semplificanti di pensare, rifiutandone le conseguenze riduttive e cercando invece di disgiungere ciò che è connesso e connettere ciò che è disgiunto. Senza la pretesa della completezza (che spesso si tende impropriamente ad associare al pensiero complesso). Se si ha il senso della complessità si è consapevoli del carattere multidimensionale di ogni realtà e quindi si ha il senso della correlazione. In sostanza è tutto qui.

 

§         Pensiero semplificante e pensiero complesso, a mio avviso, emergono anche in funzione di come si ragiona nel mettere in atto un’azione, ovvero se affidandosi ad un programma o ad una strategia. E qui, nel complesso, da parte delle istituzioni e dei politici ho sentito quasi sempre parlare di programma: ma il programma, sempre ricordando Morin, è una sequenza di azioni predeterminate che deve funzionare in circostanze che ne consentano la realizzazio­ne. Se le circostanze esterne non sono favorevoli, il programma si ferma o fallisce. Il programma ovviamente consente un notevole risparmio: non si è costretti a riflettere, tutto avviene per automatismo. E’ la strategia, che al contrario, elabora uno o più scenari. Aspetto non da poco, perché sono gli scenari che permettono sin da principio di prepararsi a inglobare elementi imprevisti o di novità che possono sorgere in itinere. Come sarebbe possibile, altrimenti, modificare o arricchire la propria azione ?

 

§         Altro aspetto a mio avviso interessante l’atteggiamento di fondo nell’esporre una proposta o un programma: razionale o razionalizzatore? Il che non è poco. Anche qui Morin ci illumina: l’atteggiamento razionale vede il suo motore nel dialogo aperto con tutto ciò che le resiste. Un dialogo incessante che la nostra mente, o meglio le strutture logiche che la nostra mente crea e applica, operano con il mondo reale che ci circonda per verificarne validità e limiti. Per contro la razionalizzazione tende a imbrigliare la realtà entro un sistema coerente. Tutto quello che contraddice e minaccia quel sistema coerente non viene preso in considerazione, viene scartato, messo da parte.

 

 

Giusto come promemoria:

 

La realtà è polimorfica, o forse decisamente anamorfica, cioè as­sume la forma che assume solo in virtù del modo in cui noi ci poniamo di fronte ad essa (Jedlowski)

 

Continuerò a concentrarmi sui particolari che gli altri non prendono nemmeno in considerazione (Van de sfroos)

 

Esistono sempre due opzioni con le quali fare i conti: quello che ci piace e quello che è necessario (Fawer)

 


by Carlo Mazzucchelli last modified 16-10-2006 11:21
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