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complessità
L’umanità dell’internet
Giancarlo Livraghi ( www.gandalf.it )
Pensieri semplici sulla complessitàdi Giancarlo Livraghi La Teoria del Caos in cinque disegnini:tentativo impertinente di semplificare la complessitàUn articolo tratto dal sito di Giancarlo Livraghi .
Se fra chi legge queste paginette ci sono persone esperte in matematica, statistica, scienze biologiche o teoria della gestione, vorrei scusarmi con loro per la puerilità dei ragionamenti che seguono e dei “percorsi” che cercherò di tracciare. Non sto tentando di proporre modelli scientificamente corretti, ma solo stimoli (anche visivi) per un ragionamento. Non intendo entrare nelle analisi, assai complesse, che riguardano la “teoria del caos”, i sistemi turbolenti e la complessità. C’è una vasta letteratura su questo argomento e da molti anni è chiaro (almeno per i teorici) che il fenomeno non riguarda solo la fisica, la meteorologia o l’ingegneria, ma anche i comportamenti umani – e, di conseguenza, le organizzazioni, la società, l’economia, la politica e la cultura. Comincerò con un ragionamento che può sembrare banale. Ma spesso le cose “lapalissiane” sono i migliori punti di partenza. Se il nostro obiettivo è andare da A a B, nella nostra mente si profila un percorso lineare:
Ma il problema è assai diverso quando entra in gioco un’organizzazione, con percorsi enormemente più complessi, eventi imprevisti, continui cambiamenti della situazione in cui ci si muove, eccetera.
Diventa così possibile (anzi accade molto spesso) che alcune parti dell’organizzazione dimentichino la direzione originaria...
... e l’intero sistema perda di vista l’obiettivo, con la complicazione aggiunta che diverse componenti dell’organizzazione credano di essere dirette verso C, D, E o F e quindi lavorino in disarmonia fra loro. Questo è comunque un problema grave; ma è da notare che se chi si dirige verso C o F si sta spostando, sia pure con un percorso laterale, verso B, chi si dirige verso D o E sta andando nella direzione contraria e per tornare sulla strada che porta a B dovrebbe fare una complessa, faticosa (e spesso costosa) inversione di marcia. Credo che non sia difficile, osservando il comportamento delle organizzazioni (pubbliche o private) constatare fenomeni di questo genere. In un ambiente stabile, o con evoluzioni prevedibili e controllabili, la soluzione (almeno in teoria) è semplice. Basta che tutte le componenti del sistema abbiano una bussola. Cioè che non ci sia troppa “parcellizzazione” del lavoro e delle responsabilità, che ci sia una conoscenza condivisa del fatto che la rotta è verso B, e il processo sia governato da una sistematica verifica dei percorsi così che le (inevitabili) deviazioni riconvergano nella direzione giusta. Cioè il sistema dovrebbe comportarsi così:
Ma in un ambiente complesso e turbolento il processo può evolversi in tutt’altro modo. La situazione è mutevole e imprevedibile. Proseguire ostinatamente solo verso l’obiettivo B può rivelarsi un errore. Se osserviamo lo schema della dispersione in direzioni diverse (nella terza immagine) vediamo che (per esempio) due deviazioni spontanee (C e D) convergono verso una direzione imprevista. Ci conviene cercare di capire perché. Potremmo scoprire che la situazione è questa:
Tutto questo somiglia molto più alla crescita di una pianta che al funzionamento di una macchina o alla fabbricazione di un oggetto. Infatti, sembra quasi inevitabile che le analisi dei sistemi complessi portino ad analogie biologiche. Non desidero entrare qui nelle considerazioni, in parte astruse, che per molti percorsi diversi convergono su questa (abbastanza ovvia) conclusione. Ma credo che la semplice comprensione intuitiva di questo fatto possa aiutarci a capire come muoverci nel mondo della complessità, dove quasi sempre è vincente il pensiero “non lineare”. Questo ragionamento riguarda l’intera evoluzione della società, della cultura e delle relazioni umane. Ma è particolarmente importante nel caso dei nuovi sistemi di comunicazione, cioè delle reti e delle comunità connesse, che si evolvono come esseri viventi e come “ecosistemi” (come ho cercato di spiegare in molte pagine di questo libro). C’è una particolare attinenza fra il tema della complessità e lo sviluppo dell’internet. Nella rete – ancor più che in ogni altra cosa della nostra esistenza – è importante trovare soluzioni semplici a problemi che sembrano complicati; ed evitare le molte complicazioni non necessarie che rendono tutto inutilmente difficile. Intuizione e fantasia sono spesso più efficaci e risolutive (oltre che più divertenti) di qualsiasi processo logico o “lineare”. |
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