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complessità , scienze cognitive, networking e collaborazione

Cialdini, comunicazione influente e Responsabilità Sociale d’Impresa.

Stefano Verza

Qui condivido con voi, a caldo, questa prospettiva che in sostanza prova a mettere insieme alcuni spunti emersi dalla chiacchierata e alcuni concetti base di cui Cialdini ha parlato al WNF e, a corollario, alcune puntualizzazioni di altri relatori dell’evento.

La chiacchierata unitamente ad un esempio in ambito aziendale è disponibile  nell’Agorà di www.stefanoverza.net


PREMESSA


. I 6 principi di Cialdini


Ci sono diverse tattiche di influenza che all’atto pratico (come comprovato da Cialdini nelle riceche e negli esperimenti in laboratorio, ma soprattutto da una vita spesa sul campo attraverso l’osservazione partecipante) si basano su sei principi universali di comunicazione persuasiva: reciprocità, scarsità, autorità, consistenza, simpatia e consenso. Saper riconoscere quale di questi principi psicologici è “nascosto” in ogni istuazione concreta che affrontiamo, portarlo alla luce e utilizzarlo al meglio per un vantaggio comune costituisce un’arma di persuasione.

Ovviamente essendo armi il loro utilizzo può stimolare un comportamento amorale, manipolatorio. Ma questo fa parte del gioco e Cialdini è il primo a riconoscere questa possibilità, ci dice infatti che manipolare si può, ma non per questo si deve. Soprattutto perchè manipolare, giocare sporco, permette (ma non è sempre detto) solo un vantaggio immediato, e quindi non è proficuo poiché mina la relazione impedendo di ottenere influenza di lungo termine. Che è un patrimonio assolutamente  prezioso. Proprio in merito a ciò Cialdini ci tiene a  prescisare che il suo è un approccio “da scienziato”, ovvero di colui che informa e spiega alle persone i vantaggi che derivano da un utilizzo etico di queste armi. Che poi vuol dire: essere onesti, mantenere l’integrità, comportarsi come un detective e non come un contrabbandiere o un incompetente.

Il detective della persuasione è colui che sa individuare nella specifica situazione in cui si trova coinvolto e far emergere la potenzialità della situazione, ovvero che sa individuare quale dei sei principi la situazione nasconde, al fine di portarlo alla luce e utilizzarlo.

Il contrabbandiere cerca di importare “illegalmente” un pincipio nella situazione dando poco e chiedendo molto in cambio.

L’incompetente è colui che perde l’opportunità di creare un vantaggio comune attraverso una comunicazione persuasiva, ovvero si muove alla cieca senza riuscire a cogliere l’opportunità di utilizzare i principi. Ciò può accadere sia a causa di scarsa attenzione, sia per il non sapere come vanno utilizzati, sia perché cade in errori comuni, come ci suggerisce Michael Watkins:

  • utilizzare un approccio universale;
  • dare per scontata la situazione come viene presentata e definita, giocando il gioco degli altri senza cercare opzioni alternative;
  • non porre attenzione ad apprendere e a crescere come persona (l’eccesso di autostima prima o poi porta all’incompetenza).


. Il D.Lgs. 231

Nel Decreto Legislativo 231, con il suo riferirsi all’insieme di misure e procedure etiche organizzative, gestionali e di controllo suggerite alle organizzazioni, credo emerga in modo abbastanza evidente la spinta a muoversi verso un principio cardine: il distacco da tutto ciò che è mosso da un atteggiamento interessato (se faccio qualcosa per ottenere un vantaggio il mio comportamento non è morale)

In questa direzione il concetto di responsabilità sociale è costantemente affiancato a quello di etica, sotto la cui etichetta sono contrassegnati alcuni degli strumenti di cui l’impresa può servirsi per comunicare un impegno sociale credibile e verificabile. Perché dunque l’etica sia a pieno titolo, e non solo nominalmente, una delle dimensioni in gioco nel processo di CSR occorre, per cominciare, porre la dovuta attenzione a diversi fattori tanto nei loro presupposti teorico-metodologici quanto nell loro ricadute pratico-operative (Stefania Contesini).


Primo passo verso l’obiettivo dell’articolo

 

  1. Comunicare un impegno sociale credibile e verificabile.
  2. Attenzione alle ricadute pratico-operative.


Questi due aspetti, a mio avviso, esplicitano brillantemente l’essenza della comunicazione persuasiva etica che ho approfondito con Cialdini, nella chiacchierata di cui ho accennato in apertura. Poste le basi da cui partire, vediamo perché vedo CSR e persuasione come temi assai compenetrati l’uno nell’altro.

Il cuore della questione


La CSR si sostanzia nelle comunicazioni rivolte all’esterno in merito alle politiche sociali e ambientali che un’impresa ha introdotto nelle proprie strategie aziendali. Tanto che molto spesso non siamo a conoscenza delle iniziative di CSR intraprese dalle organizzazioni, soprattutto piccole e medie imprese, proprio perché non vengono comunicate. A volte ne siamo a conoscenza, ma magari non riusciamo ad essere convinti nel profondo delle reali intenzioni, domandandoci se si tratta reealmente di genuino inetresse per la collettività, o di puro atteggiamento da contrabbandiere o semplicemente di incompetenza nella comunicazione.

  • Comunicare un impegno sociale credibile.

Per stare sull’obiettivo di questo scritto: se la manipolazione da contrabbando ha il sopravvento, forse qualcosa ottengo ma solo nel breve (Cialdini docet), se sopravvaluto la cosa e credo sia semplice comunicare rischio di risultare incompetente, soprattutto se non ho consapevolezza dell’impatto che le mie parole hanno sugli altri. (George Kohlrieser docet)

Occorre, allora, “allenarsi” a utilizzare le parole appropriate, ma non solo, anche ad utilizzarle nella giusta sequenza. E qui può senza dubbio venire in aiuto Cialdini, con un esperimento relativo al principio di Reciprocità (quando si è i primi a dare è assi probabile che gli altri contraccambino; del resto la reciprocità è l’essenza di quello che fa di noi degli esseri umani).

In un albergo per incrementare il riutilizzo degli asciugamani da parte dei clienti è stata modificata la sequenza di quanto scritto nel classico invito a farlo. La sequenza originale, pur con qualche variazione geografica, sostanzialmente esprime il concetto: se riutilizzi gli asciugamani, noi risaprmiamo e questo ci consente di donare dei soldi a cause sociali. Tradotto: se tu fai qualcosa, lo facciamo anche noi; proprio l’opposto della regola della reciprocità.

La nuova sequenza modificata in linea con il principio è stata: noi stiamo donando vuoi essere nostro partner, possiamo contare anche sul tuo aiuto riutilizzando gli asciugamani.

La medesima logica vale anche in numerosi casi sotto i nostri occhi: comprando il nostro prodotto ci consenti di donare 50 centesimi per …

  • Comunicare un impegno sociale verificabile.

Come? Magari anche in questo caso prendendo spunto dal principio che Cialdini definisce dell’impegno e coerenza (chi agisce in modo incoerente è giudicato nella migliore ipotesi un pasticcione, nella peggiore un bugiardo).

La chiave del successo è racchiusa nello slogan “Small and Build (inizia con poco e costruisci), ovvero assumere una posizione o fare una dichiarazione pubblica nata in modo spontaneo, volontario che sia effettivamente alla propria portata. E da lì iniziare, rammentando che come scrive Diego Gambetta nel suo libro "Le startegia della fiducia":

- “laddove non è mai troppo difficile raccogliere prove di un comportamento inaffidabile, è praticamente impossibile trovarne che dimostrino un comportamento affidabile. La fiducia è una convinzione che si basa non tanto su prove quanto sull'assenza di prove contrarie”;

- “non si ha fiducia che una persona faccia una certa cosa solo perché dice di farla. Si ha fiducia in una persona solo perché conoscendo in una certa misura le sue intenzioni, le opzioni di cui può disporre e le loro conseguenze, le sue capacità ecc., si prevede che deciderà di farla”.

  • Attenzione alle ricadute pratico-operative.

Con Cialdini ho brevemente parlato anche di capacità cognitive correlate alla comunicazione persuasiva, che in sostanza è la capacità di comprendere e valutare il contesto per riconoscere il potenziale nascosto nella situazione (che è costituito da uno dei sei principi che è possibile far emergere).

Lo dice apertamente Lord David Trimble “ogni particolare situazione ha le sue peculiarità. Occorre guardare alle circostanze specifiche, per questo non posso fornire nessuna regola, nessun consiglio” (e non potrebbe essere diversamente considerando le sue esperienze di negoziazione estrema con i terroristi dell’IRA)


Per concludere


Sono perfettamente in linesa con Cialdini quando afferma che i 6 principi sono transculturali, quello che cambia in culture differenti è la priorità che le persone conferiscono loro e quindi la maggior o minor incisività. (un’interessante ricerca ha messo in evidenza come in Usa, Canada e UK sia preponderante il principio di Reciprocità; in Oriente e nel Far East quello dell’Autorità, nei paesi mediterranei, tra cui Spagna e Italia quello della Simpatia).

Credo che su alcune di queste considerazioni dovrebbero soffermare la loro attenzione tutti gli attori che cercano di “far presente” alle organizzazioni quanto la CSR sia un’opportunità e non un obbligo o una nuova norma.



I protagonisti del WNF citati:


Robert Cialdini: oltre 30 anni di ricerca in tema di psicologia dell’influenza lo hanno reso lo psicologo sociale più citato al mondo.

Michael Watkins: Professore di General Management all’IMD di Losanna

Lord David Trimble: Vincitore del Premio Nobel per la Pace, figura chiave nel pocesso di pace in Irlanda del Nord


Comunicare?

Posted by alephv at 03-06-2008 20:12

I sistemi complessi sono veramente curiosi. Anche noi italiani lo siamo. Noi itaiani di complexlab siamo curiosissimi: ci occupiamo di sistemi complessi e siamo italani. Curiosi non nel senso che cerchiamo sempre il nuovo. Curiosi perchè adottiamo comportamenti strani. Mi spiego. E' da circa un anno che esiste in complexlab una sessione dedicata alla CSR che sostiene che la visione "comunicativa" della CSR è quella che porta alla attuale deriva retorica della stessa CSR. E che è necessaria un impostazione strategica della CSR. Lo sostiene e documenta questa convinzione con paper, ricerche (che vengono regolarmente presentate e pubblicate), commenti giornalieri. Ed ecco improvvisamente viene proposto su complexlab un articolo che, senza citare in alcun modo quello che sta nella stanza accanto (quello della CSR) e che è disponibile da un anno, propone come innovativo quello prorpio nella stanza accanto che viene dichiarato superato. Io non voglio certo censurare opinioni. Ma dichiaro che mi sarebbe piaciuto un accenno al fatto che proprio in questo portale esiste uno spazio nel quale si sostengono idee opposte. Mi sarebbe piaciuto per tutti noi. Noi vogliamo creare una comunità che riesce non solo a scrivere, ma anche ad agire. Cioè , lasciatemelo dire brutalmente, a vendere. Ma come pensiamo di riuscirci se, invece di coagulare gli sforzi, di valorizare quello che è nostro (la parte dedicata alla CSR rende disponibili gratuitamente risorse, anche metodologiche, a tutti), non lo consideriamo neppure. E "glorifichiamo" chiunque non abbia un nome italiano, anche se dice delle banalità?

Precisazioni

Posted by steverza at 04-06-2008 21:12

Innanzitutto mi scuso con AlephV se ho ritenuto fosse sufficiente indicare Zanotti (che credo conosca) come utente referenziato e referenziare alcuni articoli che provengono dalla sezione dedicata alla CSR, in particolare uno denominato “Social Plan” che ho reputato, forse erroneamente, "un sommario" da cui poter accedere ad altri contributi.

Poi un accenno all’intento del contributo:

  • non intendevo glorificare nessuno, né avere la pretesa di portare innovazione; - semplicemente a seguito di una piacevole chiacchierata con Cialdini sulla persuasione, a margine dell’evento di HSM, ho pensato che qualcuno, magari, avrebbe potuto ricavare qualche piccolo spunto poichè credo esistano dei validi Social Plan o delle lodevoli azioni di CSR assolutamente non comunicate o mal comunicate. Come è vero anche il contrario.

Tutto qui.

Stefano Verza

Comunità Complexlab se ci sei batti un colpo! Qualcuno ti sta provocando, parlando di CSR.

Posted by cmazzuc at 04-06-2008 00:48
Era mia intenzione commentare il testo scritto da Stefano, ma ora credo più importante commentare il commento di Aleph (FZ).

Io non credo che i sistemi complessi siano curiosi e tanto meno curiosissimi, se riferiti a Complexlab. Credo semplicemente che ognuno di noi viva le sue esperienze di vita e/o professionali in contesti più o meno comunicanti e che non necessariamente sia dotato di antenne alzate per cogliere ciò che altri ritengono attrattori o fenomeni emergenti che dovrebbero catalizzare la sua attenzione. Il fatto di pubblicare riflessioni, testi, articoli su un portale, anche se ben frequentato come questo, non garantisce attenzione, interesse, lettura e feedback. Anzi molte volte la troppa informazione può ottenere la reazione contraria e allontanare anche i meglio intenzionati e motivati. E’ però vero che, parlando di comunità, il contributo dato a questo portale dall’elaborazione condivisa e disponibile a tutti portata avanti da AtmanProject sul tema della CSR e della complessità in generale è considerevole. Non solo per le tesi esposte, che possono anche non essere condivise, ma per il modo con cui esse sono state messe a disposizione di tutti con l’obiettivo dichiarato di sollecitare reazioni e interazioni e favorire la sperimentazione progettuale delle idee comunicate. L’attenzione dedicata dai frequentatori di Complexlab all’area CSR è solitamente alta e ogni comunicazione o newsletter sul tema richiama sul portale centinaia di contatti, per di più qualificati perché provenienti da grandi e media aziende. Ma forse la comunità, come la chiama Aleph, di questo non se ne accorge perché la comunità di Complexlab non è ancora tale. Esiste come luogo di incontro per persone interessate alle aree tematiche del portale, non esiste ancora come luogo di incontro/confronto e di partecipazione attiva finalizzata a progetti condivisi. Prendo quindi come importante la provocazione/reazione di Aleph perché richiama i fondatori di Complexlab ma anche tutti i collaboratori, più o meno collaboranti, a comportamenti più coerenti e ad azioni concrete per dare corpo e forza ad una comunità che in rete ha una notevole visibilità e autorevolezza ma che, per diventare un progetto remunerativo e di successo, ha bisogno proprio di diventare e di essere percepita come una comunità.

Credo che Stefano non abbia collegato il suo articolo ai molti di Aleph sull’argomento CSR solo per una dimenticanza. Credo possa essere utile per tutti che questi collegamenti vengano fatti. Non credo neppure che fosse intenzione dell’autore di questo articolo glorificare un autore straniero. Comprendo che esperti in materia possano definire il lavoro preso in esame come banalità, ritengo comunque che anche queste banalità elaborate in 30 anni di lavoro, abbiano cittadinanza in Complexlab.

Infine un riferimento al lamento urlato di Aleph sulla vendita. Considerando l’interesse crescente intorno alla CSR, anche quella commentata su Complexlab, c’è da chiedersi perché nessuno finora abbia pensato a inserire le proposte qui pubblicate in portafogli d’offerta. E se il problema fosse nella comunità aperta che ha messo e mette a disposizione gratuitamente contributi ricchi ma anche metodologie e idee senza chiedere nulla in cambio? Una piccola provocazione che nasce anche dall’analisi del pubblico che da un anno a questa parte frequenta questo portale.

Spero che questa discussione possa servire a parlare di CSR ma anche di Complexlab e comunicazione e mi auguro che altri si facciano sentire.

Battiamo mille colpi

Posted by alephv at 06-06-2008 14:15

.. attenzione!!! Io credo che l'invito a battere colpi vada rivolto a tutti coloro che sentono il bisogno di un salto di qualità nella vita professonale, personale, sociale e collettiva. Degli altri .. non sono esperto. A tutti color che hanno in uggia il presente faccio un discorso semplice. Un produttore di qualuque prodotto (che ne so: l'auto) si fonda sulla R&D, ha come obiettivo di fare un prodotto che serva bisogni urgenti, rilevanti e diffusi. E lo faccia molto meglio dei concorrenti. E cerca di essere unico nel proporre quel prodotto. Io credo che noi, invece, si cerchino scorciatoie. Che alla fine non funzionano. Decidiamo che ci occupiamo delle esigenze che noi sappiamo soddisfare, non di quelle che urgono nella società. Prendiamo al volo la prima proposta che viene incontro a qualche nostro valore esistenziale (pur importantissimo). Ci facciamo follower ed aspettiano che piovano risulati. E se non piovono: governo ladro. Oppure: dalli all'ottusità dei managers. Più o meno il contrario di quanto è costretta a fare ongi impresa. Lo dimostra la storia della CSR. Se decido di entrare nel mercato della CSR (se non voglio vendere rientro nella categoria dei contemplatori che hanno tutto il mio rispetto e la mia invidia, ma non posso permettermi di fare parte del club) allora devo fondarmi su una forte R&D. Devo avere una mappa completa di idee, posizioni,servizi. Devo costruire una proposta che superi quello che esiste. E devo organizzare uno sforzo sociale di comunicazione di questa novità. Così non stiamo facendo perchè alla mia obiezione (quello proposta da Stefano è proprio quell'approccio che sta affossando la CSR nella retorica) mi sarei aspettato una risposta dura! del tipo: no! E' l'approccio migliore, quello che riuscirà a rilanciare (di questo c'è bisogno) la CSR. Non la meno. Provo a sintetizzare: quello che mi preoccupa è che non abbiamo fatto un dibattito sui contenuti. Non vendiamo proprio perchè non affrontiamo questo scoglio. E se mi è permesso allargare il campo così vivacizzo, lo stesso discorso vale in molti altri casi,. Cioè in generale. Noi parliamo solo di piccoli pezzettini di complessità, considerandoli assoluti e applicandoli a scampoli di management. Non è quello che serve, non è quello che riusciremo vendere. Non è quello che cambiarà la nostra vita personale, sociale, politica, istituzionale e culturale. Concludo con l'inizio: commento inserito per tutti coloro che stanno cercando questo tipo di cambiamenti.

Il pensiero teorico quale capitale di rischio

Posted by ssabetta at 12-06-2008 15:27

"Essere onesti, mantenere l'integrità, comportarsi come un detective"(della persuasione), questo presupporre una rinuncia alla manipolazione sul breve termine è soprattutto un fattore culturale, un essere educati a rinunce immediate per prospettive future, ma occorre anche una certa stabilità relazionale per la maturazione nel tempo dei rapporti umani ed il controllo sui comportamenti truffaldini che la vigilanza reciproca favorisce. Sempre nell'articolo si afferna "se faccio qualcosa per ottenere un vantaggio il mio comportamento non è morale", ma si agisce sempre per un vantaggio che può non essere semplicemente e immediatamente monetizzabile, posso rinunciare a qualcosa di immediato per qualcosa di duraturo nel tempo materiale o morale che risiede e si compenetra nell'organizzazione di cui ne è matrice. Solo una leadership etica può imporre nei rapporti un comportamento etico, fondato su reciproche regole di rispetto, e per tale fine oltre all'esempio deve guidare sistemi che sanzionino i comportamenti scorretti. Se nella velocità viene meno un controllo sociale sulla truffa, nella stabilità aumenta la possibilità di rapporti duraturi organizzativamente ed economicamente squilibrati. Mentre un ambiente impostato sulla fiducia mantiene una stabilità in espansione, egoismo e truffa creano alla lunga una implosione per saturazione del sistema, in cui tutti truffano tutti. E' tipico il caso della Enron in cui a un senso di responsabilità dei dipendenti incoraggiato dal vertice (Kinder), circostanza che nella trasparenza rendeva meno esposta a rischi di cattiva gestione e corruzione l'azienda, subentra un sistema di intrighi e manipolazione interna incoraggiata dal nuovo vertice (Skilling) che si riflette all'esterno e porta la società alla disgregazione e al fallimento, dopo una iniziale crescita vertiginosa che diventa via via sempre più fittizia (M.Shermer, Le due facce del business, in Mente & Cervello, 46-53, 41,VI, 5/2008). Non possiamo tuttavia nasconderci l'esistenza di un diffuso comportamento basato sull'aggressività premiante e la furbizia, favorito da un vasto senso di illegalità. I modelli diffusi dai mezzi di comunicazione improntati esclusivamente sull'ego sono accompagnati dal concetto di arrangiarsi e lo stesso concetto di legalità, così difeso a parole dalla classe dirigente nazionale, è seguito nei fatti da chiari segnali contrari una volta messi in gioco gli interessi diretti, come del resto accade nella sfera ecclesiastica. Si parla pertanto molto di etica e C.S.R. proprio per la loro mancanza e la necessità sentita di recuperarli nell'agire quotidiano al fine di migliorare la qualità dei rapporti esistenti. Dove si pone in tutto questo complexLab? Nel punto di congiunzione tra teoria e pratica, laboratorio di pensiero da cui trarre ispirazione e spunti operativi pratici. Non tutto andrà a buon fine, ma saranno comunque prove, esperimenti, premesse per fututi nuovi schemi di pensiero che si tradurranno in atti e piani operativi. Si tratta di pensiero teorico, ossia di capitale di rischio, proprio per la frontiera innovativa e sperimentale in cui si pone.

Sergio Sabetta

by Stefano Verza last modified 03-06-2008 18:01
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