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modelli sistemico - funzionali e politiche criminali

sergio sabetta


Modelli sistemico - funzionali e politiche criminali

Sabetta Sergio

Evidenzia Easton nella sua analisi che quello che distingue i rapporti politici dagli altri rapporti sociali è il fatto che i primi tendono ad assegnare in termini imperativi ( authoritative allocationes ) i valori come risorse esistenti in un determinato territorio. Essendo i valori esistenti in un determinato periodo storico limitati rispetto alla domanda, scopo della politica è di assegnare tali valori erga omnes e con la massima forza cogente.

Il potere politico si può esprimere o con il privare una persona di un bene già posseduto, o il cercare di impedire l'acquisizione di un tale valore, oppure facilitare l'accesso a tali valori ad alcuni gruppi di persone a scapito di altri.

Bisogna in realtà riferirsi all'ambiente intrasocietario ossia esterno ai confini del sistema politico, ma dentro alla società nel suo complesso, che Easton giunge a fare coincidere nel caso estremo con il sistema politico internazionale.

Secondo la sequenza immissione - conversione - emissione, persone e gruppi sociali formulano domande a cui il sistema politico fornisce risposte selettive assegnando le risorse esistenti. Nel formulare le domande acquistano importanza non solo le relazioni esistenti con le strutture di potere della società, ma anche le modalità di accesso ai canali di comunicazione verso il sistema politico e la cittadinanza.

Importante nella soddisfazione delle domande è il sostegno con cui si conferisce fiducia e consenso alle istituzioni che dovranno provvedere, queste hanno due vincoli ossia evitare il sovraccarico a seguito di un eccesso di domande e di conseguenza le lacerazioni insanabili nel tessuto sociale.

Nei sistemi politici democratici il filtro sulle domande avviene attraverso i partiti, i gruppi di interesse e gli opinion - leaders che provvedono a sintetizzare e omogeneizzare le domande, questo comporta il naturale prevalere delle richieste più influenti. Ma un ulteriore elemento che viene a regolare la capacità di accesso è la natura culturale, che esclude naturalmente tutte quelle domande che possano minacciare i valori fondamentali del sistema.

Se il processo descritto nel soddisfare le richieste abbassa le tensioni, incrementando il sostegno, si ha una valenza positiva, altrimenti vi è un aumento della conflittualità.

La necessità per il sistema politico di ricalibrare le proprie azioni, introduce il concetto di retroazione ( feedback).

Vi sono tre tipi di informazioni che compongono il feedback:

  • sulla capacità di agire in modo da anticipare tutte quelle circostanze che diminuendo il sostegno creino tensioni;

  • sulle domande espresse dai gruppi più influenti e sul loro grado di consenso diffuso tra i cittadini;

  • sugli effetti che gli interventi precedenti hanno già prodotto al fine di correggere il tiro.

D'altronde anche in presenza di informazioni corrette e tempestive la capacità di ascolto e di elaborazione delle autorità può essere inficiata da pregiudizi e ideologie, come la volontà di agire può risultare condizionata da risorse insufficienti o incapacità gestionali.

La politica è pertanto un mezzo potente per produrre, conservare o modificare i rapporti sociali ( Deutsch ), questo avverrà con la riassegnazione delle risorse materiali e umane. Osserva Deutsch che è più l'insieme delle abitudini coordinate che la minaccia dell'uso della forza a far andare avanti le cose e l'abitudine è anche conseguenza di una corretta capacità comunicativa.

Si pone il problema della leadership, la quale è veramente tale solo se è in grado di prevedere le preferenze e le avversioni dei propri seguaci e dei cittadini in generale, con le tipologie e intensità di reazioni.

La decadenza di un sistema politico dipende, pertanto, da tre fattori connessi al flusso comunicativo ( Deutsch):

  1. Perdita di ricezione.

  2. Perdita della capacità di guida e coordinamento.

  3. Perdita della profondità della memoria.

Anche Almond e Powell hanno sottolineato senza alcun dubbio l'importanza della cultura politica, intesa come insieme di orientamenti, atteggiamenti, credenze e preferenze nel determinare la “propensione all'acquiescenza” di una popolazione, nonché la capacità di un corretto inoltro in retroazione dei flussi di informazione necessari per il sostegno al sistema.

Considerate le incertezze e la molteplicità di richieste e interazioni, il processo di definizione delle politiche pubbliche assume quindi la forma di tentativi per approssimazione successiva.

E' utile per il nostro discorso a questo punto richiamare la prospettiva funzionalista di Merton, il quale evidenzia l'opportunità di separare le funzioni manifeste dalle funzioni latenti, ossia la necessità di distinguere tra motivazioni coscienti del comportamento sociale e sue conseguenze oggettive, spesso non volute, né tanto meno ammesse.

Applicando tale principio alla “macchina politica” americana a livello locale degli anni '30, essendo gli studi dei decenni `40/'50, si evidenzia la duplice funzione del boss quale organizzatore del consenso elettorale. Da una parte cinghia di trasmissione politica e umanizzatore delle richieste ed esigenze sociali dei singoli, dall'altro dispensatore di favori e vantaggi economici immediati, non sempre legali, al limite della complicità criminale tra corruzione e crimine, pertanto via immediata e facilitata per una rapida mobilità sociale di persone altrimenti bloccate lungo i legittimi canali (bossismo ).

Se consideriamo il diritto quale codificazione di norme comportamentali che secondo l'interpretazione neo-darwiniana costituiscono un vantaggio adattivo, più o meno allargato all'intero gruppo sociale, si può riconoscere che le norme e i valori formatisi si creano all'interno di un processo molto complesso di adattamento al mondo quotidiano, in cui intervengono architetture cognitive integrate operanti in reti neurali (Atahualpa).

Alcune specie hanno sviluppato comportamenti adattivi estremamente altruistici (es. api), ma la complessità della vita sociale umana in cui la competizione da esterna si è proiettata all'interno del gruppo ha comportato la nascita di complessi sistemi linguistici, di cui il diritto ne è una espressione regolativa.

Se il diritto costituisce un termine di “ordine” relazionale, il diritto acquisisce la valenza di un determinato programma pratico relativo al comportamento intersoggettivo (Kauffman e Atienza). Le norme semplificando la capacità di predire i comportamenti altrui dovrebbero prevenire l'uso dell'aggressività individuale nell'organizzazione sociale.

La natura umana ha un fondamento biologico, si che nonostante l'articolazione delle diverse strutture comportamentali vi sono gli stessi ingredienti di base attraverso tutte le culture (Jervis), cambiano solo i termini sociali di risposta alle esigenze individuali.

L'etica non è altro che il tentativo di sviluppare la cooperazione quale caratteristica peculiare della nostra specie in termini proiettati nel tempo, ma perché questo riesca occorre sviluppare l'abilità sia di scoprire l'inganno o defezione, sia la capacità di reprimere l'aggressività individuale non socialmente accetta ossia ritualizzata.

Solo in questi termini si sviluppano le caratteristiche proprie dell'uomo sociale individuate da Fiske:

  • Condivisione di beni comuni;

  • Gerarchia secondo autorità,

  • Valutazione secondo mercato;

  • Comparazione secondo uguaglianza.

Ma si soddisfano anche le pulsioni biologiche degli individui senza rottura del contesto sociale.

Se il diritto non è altro che “la formulazione di regole comportamentali sulle quali concordano un'alta percentuale di persone” (Atahualpa), queste vengono rispettate solo se i benefici potenziali sono riconosciuti dagli individui pena la disubbidienza, ma le scelte di valore che esprimono sono originate da intuizioni morali e stimoli emozionali innati oltre che da apporti culturali sedimentati nel tempo.

La crescita della complessità sociale comporta la crescita della complessità giuridica, con un equilibrio dinamico tra continuità e discontinuità che porta il sistema giuridico negli Stati democratici a vivere in una zona grigia chiamata orlo del caos, in cui vi è una perenne scarsità di risorse umane, finanziarie e organizzative nonostante il loro incremento pena il possibile degenerare del sistema verso regimi polizieschi

Emerge la necessità di concentrare le risorse disponibili su obiettivi chiari e perseguibili, secondo una scala ben definita di valori da tutelare che non può non richiamarsi al rapporto costi/benefici.

Senz'altro obiettivo primario è contrastare e reprimere tutti quei comportamenti che inficiano le libertà individuali, minando per tale via i rapporti di fiducia posti alla base di più efficienti rapporti economici, in un equilibrio tra utile immediato e utile differito quale investimento sociale a lungo termine.

Da quanto finora detto emerge la necessità di non criminalizzare comportamenti rispondenti a profonde esigenze biologiche che tutte le società complesse, pertanto fondate sulla proprietà, la quale come tale induce a condotte consone all'accumulo con conseguenti possibili distorsioni, hanno in vari modi soddisfatto.

Si tratta in realtà non di negare reprimendo in termini generali, bensì di regolamentare i rapporti, controllandoli ed evitando per tale via la patologia distruttiva degli stessi. Le risorse giudiziarie, di per sé sempre scarse a meno di non voler trasformare la struttura sociale in uno stato di polizia, vengono concentrate nella lotta ai comportamenti più distruttivi sul rapporto fiduciario interpersonale, dalla violenza fisica e morale alla persona fino alla truffa.

Se il reato corrisponde ad una esigenza biologica o si elimina completamente la domanda, circostanza che ci riporta allo stato di polizia, o si regolamenta l'offerta per impedire le distorsioni e la cattura economica in termini criminali, con formazioni di mercati illeciti che alimentino violenza e sfiducia, inquinando con i capitali così formati anche parte dell'economia legale in un possibile intreccio con il sottobosco politico e deformando per tale via il tessuto sociale.

BIBILIOGRAFIA

  • F. Atahualpa, Diritto e natura umana: la Funzione sociale-adattiva del comportamento normativo, in: i-lex.it, 3, 2005;

  • F. Romeo, Contro il relativismo intervista a Giovanni Jervis, in : i-lex.it, 3, 2005;

  • M. Atienza, El sentido del Derecho, editorial Ariel, Barcelona, 2003;

  • A. Kaufmann, Filosofia del Derecho, Univ. Externado de Colombia, Bogotà, 1999;

  • R. K. Merton, Teoria e struttura sociale, Il Mulino, 1959;

  • G.A. Almond - B. G. Jr. Powell, Politica comparata, Il Mulino, 1970;

  • G. A. Almond - B. G. Jr. Powell, Politica comparata: Sistema, processi e politiche, Il Mulino, 1988;

  • K. W. Deutsch, I nervi del potere, Etas Kompass, 1972;

  • K. W. Deutsch, Le prestazioni dei sistemi politici, in G. Urbani, a cura di, La politica comparata, 311-334, Il Mulino, 1973;

  • D. Easton, L'analisi sistemica della politica, Marietti, 1984.


by sergio sabetta last modified 09-02-2008 22:30
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