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complessità
Le possibili proiezioni dell'ologramma del diritto
sergio sabetta
Le possibili proiezioni dell'ologramma del diritto Attrattori caotici e capitale umano nelle differenti complessità organizzative
Il sistema giuridico con le sue norme non è altro che una proiezione bidimensionale della nostra realtà tridimensionale, in altre parole non è altro che una proiezione dei nostri rapporti quotidiani; una proiezione scomposta in punti - comma che acquista spessore e significato solo nel nostro spazio quotidiano, per tutto simile allo spazio iperbolico a curvatura positiva di de Sitter. Nello studiare tale rapporto si tende a renderlo stabile con una direzione del tempo fissa unidirezionale, secondo un modello a curvatura negativa detto anti de Sitter, viene meno la circolarità dell'azione a favore della unidirezionalità progressiva aristotelica. La superficie di questa proiezione non permette di sperimentare le forze in azione e la gravità che ne deriva nella realtà del nostro quotidiano, ma le forze in campo sono diversamente organizzate a seconda degli stati di fase macro, strutture, o micro, rapporti personali, si che ogni interpretazione a seconda se applicata ad uno degli stati di fase può essere più o meno vera. Finora abbiamo considerato la norma quale proiezione dei rapporti sociali, ossia tentativo di regolarli, ma la norma può in realtà anche creare nuove tipologie di rapporti sociali. Considerando il sistema giuridico quale un mercato si può affermare che la norma può sia regolamentare lo scambio, ma può anche creare artificialmente una esigenza e quindi una domanda con la conseguente offerta. Nuove attività economiche non correlate ad effettive esigenze produttive o relazionali, tuttavia reali per coloro che ne saranno coinvolti. L'asimmetria è elemento di espansione e creazione, rompendo la stabilizzazione derivante dalla simmetria delle forze, quindi costituisce momento creativo e pertanto evolutivo di un qualsiasi sistema da quello cosmologico, a quello biologico o più semplicemente giuridico. Nelle asimmetrie si creano turbolenze, regioni nelle quali le biforcazioni si succedono a intervalli talmente brevi da essere imprevedibili, si ha un orlo del caos in cui le varianti in gioco diventano difficilmente gestibili. Altrettanto avviene nei sistemi giuridici sia come proiezione della realtà quotidiana che come creazione di nuove realtà economiche. Il punto - nodo centrale della gravità da cui si generano i vari campi giuridici del nostro sistema è dato dalla proprietà, tutto nasce e si sviluppa per bolle convettive affossandosi nel concetto iniziale, gli stessi diritti della persona riconosciuti e tutelati dal sistema non sono che espressioni e limiti della proprietà in termini immateriali. Nella complessità così individuata intervengono degli attrattori al fine di stabilizzare il sistema, questi devono evitare l'esplosione della complessità riducendo le divaricazioni delle biforcazioni che si succedono, rientra in questo qualsiasi sistema compreso quello amministrativo. Questo può essere il valore da attribuirsi alle circolari amministrative, alle direttive, ordinanze, ordini di servizio, ecc. le quali lette attraverso questa lente assumono funzioni particolari nel sistema, la valenza attribuita loro è di semplificazione della probabile differenziazione dell'azione amministrativa, se noi riconosciamo l'adattabilità dell'azione amministrativa alle singole realtà dobbiamo comunque determinare il limite del sistema se vogliamo mantenere coeso il sistema stesso, evitandone la frammentazione, a meno di affermare o più semplicemente prendere atto che il sistema non esiste più e che vi sono al suo posta sistemi indipendenti. Qualsiasi organizzazione, compresa quella giuridica, è un sistema sociale che produce senso, anche se in termini retrospettivi per ciascuno attraverso la ricostruzione degli eventi passati e presenti, in termini tecnici la “costruzione del significato” (Weick). La società è pertanto composta da una rete elastica di giochi linguistici, capaci di connettersi fra loro per produrre nuove interrelazioni e nuovi sensi. Secondo la teoria generativa di Greimas il percorso generativo del senso prima che sul piano della manifestazione avviene su quello sottostante dell'immanenza in cui si stratificano il bacino dei valori, la narratività e la discorsività data dallo spazio, dal tempo, dai temi, dagli attori. Il combinarsi di questi elementi comporta il gioco delle significazioni soggiacenti (Floch). Dilthey afferma che è l'esperienza vissuta o rivivente che permette di cogliere la realtà storica nei suoi caratteri specifici, la realtà umana è qualcosa che si può comprendere solo dal di dentro. Il comprendere può essere inteso in varie sfaccettature, quale rapporto dell'oggetto con un valore determinato (Rickert), atto di proiezione di uno stato rappresentativo o volitivo della personalità (Simmel), o ancora quale spiegazione causale specifica tesa a riconoscere il nesso particolare fra determinati fenomeni (Max Weber). Da un aspetto puramente meccanicistico Scheler passa alla connessione con la vita emotiva, nega la proiezione delle esperienze interne dell'io nell'altro al fine del riconoscere e si rifà ai fenomeni di espressione quali rivelatori delle esperienze intime, non il ragionamento ma una percezione primitiva ci induce alla conoscenza; la comprensione si fonda su aspetti originari e solo successivamente sul ragionamento. Quanto detto implica che il comprendere si basa non su l'identità degli stati d'animo delle persone ma piuttosto sull'alterità, inoltre vi è un rapporto simbolico tra esperienze interne e la loro espressione che induce alla comprensione. Heidegger aggiunge alla sfera emotiva già individuata da Scheler la nozione di possibilità di un progetto o previsione che chiama visione considerandola essenziale all'Esserci, ossia all'esistenza umana. Spiegazione e comprensione vengono quindi identificate dalla nozione di possibilità. Vi è pertanto un forte riferimento alla fisica moderna in quanto prevale la probabilità sulla determinatezza. Come afferma Stevenson il significato emotivo, da affiancarsi al significato simbolico o descrittivo, è un significato nel quale risposta dell'ascoltatore e stimolo del parlatore non sono che un complesso di emozioni, infatti il significato è parte del concetto di comprensione. Da quanto finora detto emerge chiaramente che la complessità e il termine che lo denota non possono essere intese in termini identici presso le varie culture, sebbene vi siano elementi scientifici comuni di gestione della stessa essa, proprio perché riferita all'azione umana, presenta variabilità proprie di ciascuna cultura , significati e azioni differenti. Ciò che può essere complessità e difficoltà per uno, può avere una diversa valenza per un altro. Come afferma Church “Diremo che un nome denota o nomina la sua denotazione ed esprime il suo senso. Meno esplicitamente possiamo parlare di un nome che ha una certa denotazione ed ha un certo senso. Del senso diciamo che determina la denotazione o è un concetto della denotazione” (Introduction to Mathematical Logic, 1956, par. 01). Ne consegue, che siamo sicuri di dare una corretta valutazione della complessità sociale ogni volta che affrontiamo un sistema? In altre parole, è veramente una complessità o piuttosto siamo noi che creiamo le difficoltà aumentando la caoticità? E' il nostro agire concentrato su una visione personalistica, chiuso e incapace di una circolarità del pensiero a favorire un ulteriore stato di complessità? Tanti ego contrapposti e diffidenti, opachi nell'agire che nel creare stati differenti di complessità creano un' utile foschia entro cui navigare, la complessità come occasione per perseguire interessi non esprimibili.
Bibliografia
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