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COS’E’ LA TEORIA DEI GIOCHI?

Alla fine degli anni venti, il matematico John von Neumann formalizzò il problema di come trovare un equilibrio in situazioni competitive tra due “giocatori” (persone, aziende, superpotenze), in modo da prevenire escalations distruttive (rancori, fallimenti, guerre).

 

  Successive elaborazioni a situazioni sempre più articolate e complesse portarono alla conferma del teorema iniziale di von Neumann, seconda il quale l’equilibrio competitivo c’è sicuramente in una vasta gamma di situazioni e si può calcolare. In tale situazione di equilibrio competitivo, i “giocatori” non hanno interesse a cambiare unilateralmente l’equilibrio raggiunto (“a rompere il gioco”), pur consapevoli che le stesse variabili alla base dell’equilibrio possono cambiare nel tempo e richiedere quindi successive rivalutazioni.

 

  Il problema insorge quando le “variabili” in questione sono difficili da quantificare, come sempre nelle questioni importanti della vita e del lavoro. Ma la matematica non si arrende: accetta anche tale sfida introducendo criteri probabilistici, laddove l’iterazione del “gioco” produce comportamenti medi, o probabilistici, di ciascun giocatore.  Questi “comportamenti medi”equivalgono al ‘valore’ attribuito da ciascun partecipante a un’azione o a un comportamento, quindi al suo interesse a collaborare ovvero a competere.

 

   La teoria dei giochi, quindi, computa con assoluto rigore questi valori, spesso soggettivi, senza alcuna considerazione aprioristica di tipo morale.  Non viene assolutamente promossa la collaborazione a scapito della competizione, come talvolta la divulgazione più semplicistica porta a credere.  Entrambe le “strategie” possono funzionare, dipende sempre e solo dal contesto, sempre da ‘tenere in conto’.

 

  Anche i principi morali della “regola aurea”, o dell’ imperativo categorico non godono di alcuna prerogativa privilegiata: funzionano in alcuni contesti, in altri sono persino disastrosi per entrambi i partecipanti!

 

 Infine, l’astratta e fredda valutazione dei valori scambiati tra i giocatori e delle strategie ottimali per realizzare un equilibrio di reciproco interesse, porta al paradossale risultato che le strategie migliori, definite “strategie miste”, richiedono negli Esseri Umani proprio l’esercizio di quelle doti spesso trascurate, se non denigrate: l’emotività, l’irrazionalità e i disturbi psicosomatici.

  Ciò è conseguente alla necessità, nell’ambito delle strategie miste nei giochi iterativi “a più mosse”, di utilizzare risposte e comportamenti diversi secondo una sequenza probabilistica; sequenze di comportamenti predeterminati, invece, tenacemente e coerentemente perseguite, comportano l’elevata probabilità di decisioni fallimentari ed escalations distruttive.

 In altre parole, noi, per ottenere risultati ottimali e in equilibrio con l’altro giocatore, dobbiamo agire utilizzando ‘dadi’ speciali, con uno specifico numero di facce determinato per ciascun tipo di problema o situazione.  In alternativa…. possiamo usare i nostri ‘dadi interni’, appunto: le emotività, l’irrazionalità e i disturbi.

  Anche le emotività, le passioni, e i disturbi psicosomatici, hanno una profonda razionalità e funzionalità che rientrano nel concetto matematico di "quasi-razionalità".

  La Teoria dei Giochi dimostra matematicamente che tutto ciò che esiste ha una logica in natura, e quanto sia funzionale rispetto ad altre possibilità.


by Nicola Antonucci last modified 19-12-2005 21:35
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