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complessità , teoria delle reti
Emergenze e Attrattori
Pino Polistena
La difficoltà delle riforme politiche
Un altro elemento che l’emergenza mette in crisi è la visione offerta dall’ individualismo metodologico che è una posizione imparentata col riduzionismo. L’individualismo metodologico è quella tendenza, sostenuta da importanti esponenti del mondo della filosofia e della scienza, che nega ogni realtà al di fuori di quella rappresentata dai singoli individui. La debolezza di tale teoria può essere messa in luce da un semplice esperimento mentale: se non esiste un esercito ma solo singoli militari e non esiste uno stato ma solo singoli funzionari, allora non esiste nemmeno l’acqua ma solo singoli atomi di idrogeno e ossigeno raggruppati. Invece l’acqua esiste ed è una realtà tipicamente “emergente” perché si realizza senza che gli atomi che la compongono modifichino la loro natura. L’acqua è un’ emergenza che non può essere dedotta dalle proprietà dei suoi componenti (gli atomi di idrogeno e ossigeno); a partire da essi nessuno potrebbe prevedere un legame molecolare e poi la nuova realtà con le nuove proprietà che manifesta. L’emergenza implica un salto qualitativo e mostra i limiti del riduzionismo che ritiene che le spiegazioni non siano altro che la decifrazione della natura dei mattoni di base di qualunque sistema. L’individualismo metodologico, che non intende riconoscere altra realtà oltre quella degli elementi di base, è dunque l’altra illustre vittima della nozione di “emergenza”. Non mi soffermo, in questa sede, sulla necessità psicologica dell’ individualismo metodologico, mi limito a dire che si tratta di un atto di semplificazione emotivamente benefico. Dico però che la diffusione di un’idea simile e il suo successo fa capire quanto sia difficile comprendere i problemi scientifici e sociali.
L’emergenza nella società
Una delle emergenze più spettacolari della natura è la mente, un ambito che si dispiega quando gli elementi che la determinano, che sono particolari cellule biologiche, assumono certe relazioni e valori. Anche la mente è un “forma” ontologicamente dispiegata che nasce in determinate condizioni e deve essere individuata come forma emergente con le sue caratteristiche e le sue immense potenzialità. Il problema delle forme consiste principalmente nella loro percezione che non è così evidente come quella dell’elemento di base. Proprio la necessità di capire porta le persone a richiedere una semplificazione e dunque, nella confusione, si ricorre all’unico dato che appare indubitabile e certo che è l’esistenza dell’individuo o comunque dell’ambito percettivo che risulta evidente rispetto alle nostre capacità di ricezione che vengono elette a dato paradigmatico della realtà. La società più che una forma emergente è un aggregato complesso di forme emergenti che si relazionano tra loro. Lo studio particolare delle relazioni tra le forme sociali non è stato mai tentato perché si tratta di un’impresa di grande complessità che richiede il riconoscimento delle forme emergenti. Inoltre ci sono obiettive difficoltà di riconoscere le relazioni tra le varie forme perché le emergenze sociali si realizzano sulla base di altre forme (biologiche o ecologiche) di cui non si colgono le necessarie relazioni. Movimento e attrattoriUn carattere delle forme è quello della stabilità. Esse non si muovono come ciò che sta al loro interno. La stabilità delle forme mostra la complessità del movimento che in realtà si esprime in maniera plurima secondando i livelli in cui esso si manifesta. Questo elemento della stabilità delle forme ci può indirizzare verso il concetto di “attrattore”. Tale concetto è stato sviluppato all’interno della scienza del caos. L’attrattore è un’orbita che induce il sistema collocarsi all’interno di determinati valori. Le forme, comprese quelle istituzionali, si presentano al nostro sguardo come elementi di stabilità. Mentre cambia tutto il resto, e specialmente i loro contenuti, le forme possono rimanere per secoli inalterate garantendo il consecutivo legato alla loro esistenza. L’immagine più semplice, per poter concepire una forma, è quella di un contenitore che può essere ad esempio un barile che rimane relativamente immobile e vede i propri contenuti variare sia che si tratti di petrolio di cui viene ripetutamente riempito o di altri liquidi o cose. Nella sua storia si può intravedere una certa stabilità rispetto al continuo cambiamento di contenuti. Le forme politiche-istituzionali sono analoghe. Un parlamento può essere visto come una forma che col tempo si riempie di elementi che sono i singoli parlamentari che intrecciano complesse relazioni che sono le vicende che dentro di esso si determinano Le forme di tipo politico-istituzionaleIl funzionamento, o movimento generale della società, è regolato non solo dai singoli moti e interessi degli individui ma delle relazioni tra le forme che, come abbiamo visto, sono delle emergenze di livello superiore che si sviluppano per il tramite di determinati attrattori, in uno spazio di complessità non riducibile al nostro spazio tridimensionale . Una categoria semplice ovvero più percepibile di altri elementi formali, ravvisabili nello spazio sociale, è costituita dalle istituzioni pubbliche le quali si determinano all’interno di un ambiente sociale con lo scopo di svolgere determinate funzioni. Definiamo tutti gli assetti costituzionali come forme semplici perchè si individuano con relativa facilità rispetto alle altre. Tali forme hanno una caratteristica peculiare che le rende (o meglio le renderebbe) diverse dalle altre: esse nascono con lo scopo di regolare e dirigere le altre forme sociali; hanno quindi una funzione eminentemente “politica”. Inutile dire che la tecnicizzazione (1) di queste forme comporta un deterioramento del sistema che caratterizza l’attuale fase della società ad ogni livello (occidente, terzo mondo ecc.) con conseguenze non immaginabili. Questo significa che ogni pensiero di riforma del sistema politico, così come ogni idea politica che meriti questo nome, debba agire sulle forme istituzionali che si sono affermate per correggerle e far loro recuperare la funzione per la quale erano nate. Vogliamo fare un esempio che utilizza i concetti che abbiamo decritto applicandoli su una proposta di riforma politica.
Il sistema dei partiti in ItaliaTale sistema è la garanzia della tecnicizzazione dell’attività politica nel paese Italia. Tecnicizzazione significa degrado della politica. La forma del partito prevede degli obiettivi, facilmente determinabili, che vengono perseguiti ricorrendo a talune pratiche che assumono il carattere dell’attrattore. L’attrattore si deve vedere come un comportamento funzionale al raggiungimento di un obiettivo e quindi deve essere comune ai vari partiti a dispetto della variabilità che deve caratterizzarli in quanto differenti parti o visioni della società. Nella particolare forma-Partito italiana (ma anche europea) è un attrattore la monocraticità costituita dal segretario\portavoce. L’attrattore esige che il gruppo dirigente esprima un segretario che stabilizzi il potere interno e semplifichi il rapporto con i media. Conferma empirica: tutti i partiti, di destra e sinistra, hanno un segretario (la cosa non sarebbe obbligatoria perché abbiamo esempi nel passato di gruppi collegiali). Secondo attrattore: il gruppo dirigente del partito deve occupare le istituzioni dello stato. Sarebbe lungo qui spiegare il significato di questo attrattore che implica un abnorme cumulo di ruoli anche se sarebbe opportuno enumerare le gravi conseguenze di questa pratica che annulla di fatto il controllo democratico. Conferma empirica: tutti i partiti italiani hanno un gruppo dirigente che occupa cariche istituzionali Naturalmente la presenza di attrattori simili, ravvisabili ovunque , produce altre conseguenze. In una realtà simile è giocoforza che i vari partiti esprimano professionisti della politica che non hanno svolto altro lavoro civile oltre a quello della permanenza istituzionale. Questo determina inesorabilmente notevoli privilegi sul piano finanziario legati alla carica istituzionale ed esclude che il ricambio venga praticato. La caratteristica più grave, ma anche più spiegabile, è l’inconsapevolezza della necessità dei cambiamenti delle forme. Nessun partito ha in agenda simili cambiamenti. In altre parole, nel nostro paese, di riforme non se ne parla perché ogni riforma che non tocca gli elementi formali ossia le emergenze e i loro attrattori non implica cambiamento ma semplice motilità delle cose. Non è questa la sede per determinare tutti gli attrattori presenti nella forma-partito né le loro conseguenze, abbiamo solo delineato un metodo di analisi capace di farci vedere al di là dei contenuti più evidenti, le forme profonde che caratterizzano i sistemi e ne determinano la natura. Le forme della modernità, evolvendo, stanno determinando un mondo invivibile; diventa necessario che la società comprenda questo e reagisca producendo forme politico-istituzionali capaci di ri-orientare il divenire sociale. Si tratta di una consapevolezza che qualunque essere umano non dimezzato dalla modernità non può non sentire. (1) La tecnicizzazione è un processo accettabile in ogni ambito al di fuori di quello politico perché in questo caso essa produce delle barriere isolanti che sono contrarie alla natura stessa di un’istituzione pubblica a valenza decisionale democratica. Una forma evidente di tecnicizzazione è data dalla creazione di un ceto politico e dal relativo gergo. Una volta formatisi questi ambiti l’istituzione non può che agire come parte della società rinunciando alla propria intrinseca finalità |
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Una delle grandi conquiste scientifiche degli ultimi decenni è costituita dalla nozione di “Emergenza”. Tale nozione è comparsa all’interno di alcune discipline molto tecniche come la meteorologia o la
Vista come un sistema la società potrebbe essere considerata da una prospettiva individualistica come l’aggregato di piccoli pezzi o individui che formano tutto. Abbiamo visto come vedere le cose in questi termini significa semplicemente non comprenderle perché le relazioni tra gli individui e le interazioni tra essi e l’ambiente producono ambiti emergenti che devono essere studiati al loro livello. In altre parole le emergenze producono altri livelli che stratificano la realtà. Bisogna sottolineare con forza la realtà ontologica degli ambiti emergenti al di là delle loro declinazioni linguistiche. Le emergenze sono in realtà delle “forme” cioè degli ambiti reali che si formano in seguito a situazioni di movimento e relazione operate dai mattoni fondamentali.