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Recessione e "progetto complessità": la risposta di Cipolletta

Innocenzo Cipolletta

Non sapevo di aver ragionato "a la Galileo". Ho fatto una previsione di quelle che possono essere le tendenze dell'economia. So bene che se gli attori economici si muovono possono generare risultati diversi da quelli attesi e questo è anche uno scopo di articoli come il mio: fare analisi che servano a prendere decisioni.

Poi queste decisioni possono indurre a confermare le previsioni o a renderle non realizzabili: nel qual caso la previsione non si avvera, ma non per questo era sbagliata. Essa è servita proprio a far prendere le decisioni necessarie per cambiare il corso delle cose.

La ringrazie e le invio i miei migliori saluti

Innocenzo Cipolletta



continuando il dibattito

Posted by csr at 25-02-2008 17:15

Ringraziando il Prof. Cipolletta per il Suo intervento e provo a continuare un dibattito che, alla fine, vorrei sintetizzare in un documento complessivo, come contributo allo sviluppo di questo nostro Paese. Oggi viviamo tutti noi in un groviglio di passato, passione per il futuro, fatica di liberarci del passato per costruire un futuro radicalmente nuovo. Io credo che un grande contributo possa venire da una riflessione sulle categorie mentali che usiamo. Credo che oggi prevalga una visione fatalista: accadono fenomeni che sono fuori dalla nostra portata e noi dobbiamo solo reagire nel modo giusto. Tutta l’economia (quella parlata, non quella agita), tutte le politiche economiche partono da questo fatalismo. Io credo che questo atteggiamento abbia origine dalla visione del mondo tipica della società industriale, come anche Ostellino riconosce, seppure con un linguaggio diverso. Parimenti credo che per adottare un atteggiamento più costruttivo (la recessione, ad esempio, è solo e soltanto colpa nostra) occorre riflettere sulla nuova visione del mondo che sta nascendo proprio da ogni angolo della scienza e che viene, sinteticamente rappresentato con il termine: complessità. In sintesi: la complessità come nuova cultura della futura classe dirigente.

Francesco Zanotti

IL TEMA MI RICORDA UN CERTO SANTO (DI NOME)

Posted by amancini at 26-02-2008 17:38

E' da qualche mese che conosco Francesco e i suoi tumultuosi e affascinanti impeti.

Ci ho messo un pò a capire cosa avesse realmente da esprimere e che tipo di seguaci cercasse.

Bhe oggi io sono un suo ammiratore e nei limiti del possibile, mi impegno a seguirlo e sosterlo.

Sono lieto che abbia trovato interlocutori di deglo rispetto (Ostellino, Cipolletta) e mi guardo bene dall'argomentare e aggiungere sfumature: - tutti hanno detto tutto - tutti sperano nello stesso scenario (uno migliore) - nessuno (o quasi nessuno) sa come si fa (sennò perchè non lo ha fatto già?

Forse Francesco & Co. hanno la presunzione di aver trovato una ricetta, altri semplicemente "scendono in campo" e non sempre è chiaro perchè lo fanno: voglia di protagonismo? tornaconto professionale? etica e volontà di cambiare il mondo?

Non sono qui a sputar sentenze ma ad augurarmi che Francesco abbia la cassa di risonanza che merita e, presto, anche le risorse (incluso il tempo di amici e stimati professionisti della consulenza di direzione e dell'imprenditoria italiana).

Mi metto a disposizione di Zanotti & C., riverisco gli illustri intervenuti nel dibattito e vi ricordo che anche gli imprenditori che "non hanno bisogno" sono stufi come i cittadini di questo status quo oscillante tra bipolarismo, voltagabbana e ripicche personali e di partito.

Vi invito a riflettere sul fatto che anche Santo Versace da qualche mese* sta cercando di mobilitare forze che sembrano andare nella stessa direzione auspicata da titti, il problema temo sarà coordinarsi ed integrare le diversità di vedute e stili di leadership.

Purchè venga il risultato, ben vengano le alleanze e le discussioni, anche on line.

Auguri Francesco, auguri Italia!

Alfredo

======================================================== * Nella sede PKF di Milano l'11/10/2007 Santo Versace (Presidente Gruppo Versace) provoca gli astanti commentando una recente rassegna stampa che riguarda la sua "scesa in campo". Il dibattito, moderato da Alberto Salsi (mebro di PKF e Socio onorario EYCAA) raccoglie ampi consensi tra gli astanti e verte su affermazioni e obiettivi ben descritti dalla rassenga stampa (un PDF di 6 MB, è disponibile in www.eycaa.it Area Riservata / Documenti / Attualità), qui riassunta per mezzo di titoli e citazioni.

Alcuni passaggi chiave estratti da tale rassegna: Giovanni Paolo II diceva "Al posto dell'iniziativa nasce la passività, la dipendenza e la sottomossione all'apparato burocratico" (Sollecitudo Rei Socialis 1987).

Oggi Santo versace scende in campo, facendo eco a iniziative di denuncia di ampia risonanza (La Casta di S.Rizzo e G.A.Stella, V-Day di Beppe Grillo). Lo fa con decisione ed un taglio molto operativo, in sostanza cerca alleanze con associazioni di categoria in grado e con la volontà di fare proposte congiunte qualificate. La rassengna stampa che lo riguarda, utilizzata come traccia del dibattito in PKF dell'11/10/2007, si può riassumere con i soli titoli, decisamente incisivi: "Tradurre i valori dell'azienda, ma in politica serve una svolta" (Avvenire 17/6/07) "Santo Subito - l'educazione il lavoro e la politica da rifondare..." (Il foglio 2/8/07) "Mi candido per il partito dei sessantenni, l'età che conta è quella del cervello" (CdS Magazine 11/8/07) "La svolta impegnata di Santo Versace" torno al sud contro pizzo e malapolitica" (Corriere della Sera 16/9/07) "Merito della moda se l'italia ha trovato prestigio all'estero" (Economia & Imprese 27/10/06) "Il paese ci snobba, facciamo tutto da soli" (La Stampa 22/1/07) "La classe dei dirigenti pensi al bene comune come la forma più alta di carità"(AV 17/8/07) "Come nel campo dellamoda l'eccellenza si ottiene con la pratica" (Il riformista 11/8/07)

Per maggiori dettagli, inclusa la rassegna stampa relativa a Santo Versace, vedi http://www.eycaa.it/pagine/pagina.aspx?ID=Notizie001&L=IT&COD_Eventi=27

Riprendiamoci la responsabilità sul futuro

Posted by gateitalia at 27-02-2008 01:36

Essere galileiano è una caratteristica di noi tutti, compreso Francesco, perchè formati da quel modello. Conoscere il significato che Francesco ci racconta deve essere sempre più diffuso, perchè sempre di più nella vita di tutti i giorni, si presentano situazioni che ci fanno capire che esiste un altro modo di analizzare la realtà che è il modello della complessità: è sempre la fisica a venirci incontro. Due sono stati gli spunti dell'articolo di Cipolletta che hanno suscitato il dibattito: la recessione come situazione in atto e la sua normale conseguenza dopo una fase di sviluppo. Mi sia concessa una premessa. Il simbolo del Tao ci ricorda la ciclicità come normale alternarsi di eventi ma con un'importante "ma", i segnali deboli che anticipano l'evoluzione degli eventi e che se si riesce a cogliere si può agire sul'evento per mutarlo. Anche il libro dei Ching rinforza questo concetto che dà alla persona la responsabilità di far cambiare il normale evolversi delle situazioni. Questa premessa di cultura orientale, dimostrata dalla fisica moderna (Il Tao della Fisica di F. Capra), ci può aiutare a leggere l'evoluzione dei fenomeni. Quindi, detto questo, la recessione è un fenomeno che può essere previsto ed evitato solo se si è in grado di agire in tempo. Non è quindi una conseguenza inevitabile. E' anche chiaro che l'utilizzo di soluzioni per prendere decisioni, che provengono dall'esperienza del passato( paio di occhiali vecchio), possono non essere utili a trovare una risposta ai problemi del futuro. Da qui la necessità di un nuovo modello: open source. Purtroppo chi deve fare questo si avvale, come si diceva, di vecchi modelli e forse non ha il coraggio di mettere tutto in discussione ed andare contro corrente. Alcuni esperimenti svolti nel mondo economico, sia nel commercio che in finanza, dimostrano che è possibile ottenere risultati di sviluppo e di crescita pur in contraddizione con il modello utilitaristico. La ricetta non c'è, ma c'è un concetto importante: possiamo cambiare le cose e non essere succubi degli eventi, e questo ci deve dare la forza e la responsabilità di trovare nuove soluzioni, perchè ci sono. Queste soluzioni sono dentro di noi e l'unica azione da svolgere è utilizzare il metodo di farle emergere da gruppi di persone sempre più ampi e non dai soliti " notabili". Facciamoli partecipare, gli strumenti ci sono, e questo ne è un esempio. Grazie per l'ascolto. Giuseppe Florio

Modestissimo contributo

Posted by csr at 27-02-2008 15:40

Caro Francesco, eccoti un mio modesto contributo. Parlare di recessione può favorire l’arrivo di una recessione reale? Probabilmente sì, anche se dipende da chi ne parla, attraverso quali mezzi d’informazione, quanto e come. Da un certo punto di vista, sarebbe meglio non evocare cose simili. Tuttavia pochi di noi – galileiani o complessi - accetterebbero di non essere informati in merito ai rischi dell’economia (concordo: generati da noi stessi). Un importante pensatore liberale criticò Freud per aver cercato di svelare l’impasto pulsionale – sesso e violenza – di cui sarebbero fatte le nostre motivazioni profonde. Qualcosa di diseducativo, disse in sostanza Hayek. Tuttavia pochi di noi – galileiani o complessi - accetterebbero la censura ai libri di Freud (come è successo per lunghi anni nella Russia sovietica). Meglio non sapere, se sapere può avere conseguenze sociali negative? Se la conoscenza può favorire il pessimismo, è meglio un’ottimistica ignoranza? Meglio il fatalismo o l’incoscienza? La maggior parte di noi rifiuterebbe – credo - ambo i capi di questi dilemmi (meglio sapere qualcosa che niente, e meglio darsi da fare, se si può, che subire gli eventi). Ma fare che cosa? Gli uomini conoscono i loro stessi fini? E quelli degli altri? E’ importante migliorare la conoscenza dei fini umani, ammesso che sia possibile? E’ bene studiare i livelli che includono e trascendono via via l’organismo e gli istinti, le emozioni e la tribalità, le istanze dell’affermazione primitiva di sé, quelle dell’ordine e dell’autorità, quelle della ragione strumentale, quelle dei diritti civili, quelle dei sistemi complessi, quelle della meditazione attiva? Meglio comunque progredire nelle conoscenze, risponderebbe – credo - una parte di noi, anche se fossero necessari nuovi apparati concettuali, nuovi frames, nuovi modelli mentali, nuove iniziative (che non chiedano di fare piazza pulita dei precedenti culturali). Vorrei continuare, ma devo incontrare un cliente per una ricerca di mercato: questo signore – beato lui - intravvede nella recessione interessanti opportunità (forse pensa a una linea di prodotti low cost, forse vuole vendere cose belle in Cina). Vado a sentire. A presto, Gianni Rizzi

Sono proprio contento ...

Posted by mcsoavi at 01-03-2008 22:51

... innanzi tutto a sentire tutti non solo ripescare ragioni delle loro logiche nel tesoro culturale profondo italiano ma addirittura sottolineare che tante volte alcuni suggerimenti alle nostre problematiche di sviluppo possono arrivare da chi, per "professione" ma una molto convinta ed ispirata, s'occupa quotidianamente di trascendentale.

Ma, più sostanzialmente, sono contento di vivere in questo preciso momento storico, per una altrettanto precisa sensazione: dobbiamo forzatamente cambiare metodo d'azione e soprattutto prospettive. L'ambiente in cui stiamo vivendo è talmente cambiato che l'incertezza generalizzata, i problemi d'integrazione locali e globali, "la mosca che vola a Sydney che fa crollare la Borsa a New York" non sono altro che fenomeni di incapacità (o non volontà) di guardare la realtà asetticamente, con una prospettiva minima e, soprattutto, liberi ad accettare qualsiasi conclusione derivi da questa visione (per poi agire di conseguenza). È una soluzione che possa dare certezza? No, assolutamente, ma è l'unico metodo che possa assicurare almeno il fatto che un tentativo sia stato fatto.

Faccio un esempio, che spero possa chiarire. Oggi il nostro mondo si basa sull'informatica, indubbiamente. Ma perché ancora oggi, dopo che questa scienza ha raggiunto una sua maturità, deve ancora esserci l'opinione comune che sia l'uomo a doversi adattare al sistema e non viceversa? Perché ciò, soprattutto quando la "Human Technology" è già una realtà? Se si ribalta l'affermazione e si dice che è il sistema che deve adattarsi all'uomo, ciò significa che (a prescindere da Internet) praticamente già oggi tutti noi e tutte le nostre organizzazioni possono essere integrabili od integrate, con costi enormi spariti (anche un settore economico ridimensionato, fatto da uomini che dovranno purtroppo riciclarsi) ma soprattutto slancio evolutivo del nostro business che, da solo, è capace di non solo toglierci istantaneamente da questa recessione ma proiettarci in un periodo di crescita potente. Esempi pratici sotto l'occhio di tutti: l'ultima operazione promozionale di BNL nel bancario, di 3 nella telefonia e la situazione delle Major discografiche.

Perciò essere in questo momento che dovrà vedere questo "cambio di marcia" ed esserci nel momento della mia maturità, scusate ma il fatto mi rallegra. Soprattutto perché, nel mio piccolissimo, spero di riuscire a contribuire a che ciò avvenga al più presto. Ed anche (perdonatemi quella che potrebbe sembrare adulazione ma non lo è) sono contento d'essere in compagnia a discutere con questi temi con persone molto più d'esperienza di me e che, contrariamente rispetto a molta nostra classe dirigente, si ribella a questo immobilismo.

Mario Soavi

però

by csr last modified 25-02-2008 16:13
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