Preferiti
EBEN Italia EBEN (European Business Ethics Network) è l'associazione italiana che si propone di promuovere e diffondere la cultura dell’etica e della responsabilità eco...
GRI - Global Reporting Initiative The Global Reporting Initiative’s (GRI) vision is that reporting on economic, environmental, and social performance by all organizations becomes as routine an...
DJSI (Dow Jones Sustainability Indexes) Principale indice di tracciamento delle performance finanziarie delle più importanti aziende quotate considerate socialmente responsabili nel mondo
CSR Europe CSR Europe is the leading European business network for corporate social responsibility with over 60 leading multinational corporations as members.
 

 
A fine testo il bottone per commentare e partecipare alla discussione

La FIOM non vuole la Borsa?

Francesco Zanotti

Domenica 24 giugno a Milano, immerso in una canicola che a me sembrava inventata di sana pianta dai media, ho visto l’articolo di fondo del Sole 24 Ore. Era di Guido Gentili ed aveva come titolo: “La Borsa è un pericolo, l’incredibile veto della Fiom”. Di cosa parlava l’articolo? Del fatto che la Fiom si oppone alla quotazione in borsa di Fincantieri. E perché si oppone? Secondo l’Autore, a causa di “scorie ideologiche”. Cioè a causa di un vecchio e oramai superato pregiudizio anticapitalista. Non ho potuto esimermi dal fare alcune osservazioni che vorrei condividere. E che dovrebbero iniziare la costruzione di un nuovo pensiero sul fare impresa.

L’autore parte dall’ipotesi che esista una visione corretta di cosa significa fare impresa. E che la Fiom (personalizzando: Rinaldini) ne abbai una visione sbagliata, oscurantista. Ecco io credo che sia questa convinzione di aver conquistato la verità a non avere né capo né coda.

Io credo che oggi noi tutti si debba essere in stato di ricerca. Credevamo di sapere cosa significa fare impresa e abbiamo codificato questo presunto sapere in una serie di convinzioni che andavano bene per le vecchie imprese manifatturiere che producevano beni di consumo in una società dove primeggiavano i bisogni primari. Oggi stiamo scoprendo che questa visione del fare impresa è solo ideologia conservatrice e povera. Provo ad esemplificare, chiedendo anticipatamente scusa per le inevitabili semplificazioni perché nello spazio di un articoletto non si può andare troppo per il sottile.

Quale è il compito fondamentale di una imprenditore? Quale obiettivo darsi nella gestione d’impresa? Accidenti, ma lo sanno tutti! L’imprenditore deve competere e deve far diventare la sua impresa più competitiva. Ecco, tutti “sanno” una sciocchezza. L’imprenditore, quello che costruisce una grande impresa (non quello che naviga sulle sovvenzioni pubbliche, che rubacchia a clienti e fornitori o che vive sulle glorie dei padri) non compete, costruisce mercati che prima non c’erano! Cioè luoghi dove la competizione arriverà quando alla voglia di innovazione si sarà sostituita la voglia, prima, di imitazione e, poi, di protezione. Più tecnicamente, il mestiere dell’imprenditore è quello di attivare processi di creazione sociale di conoscenza.

Nella visione “competitiva” dell’impresa la persona è inevitabilmente strumento che deve fare esattamente quello che serve a diventare più competitivi. E se non accetta di essere strumento, rischia che l’impresa perda competitività. Cioè chiuda buttando i “ribelli” dalla padella nella brace. Ma, se io, imprenditore, sono impegnato ad immaginare e creare un nuovo mondo, allora mi serve non tanto il braccio (quello verrà dopo) quanto l’anima e la mente delle persone. Si parla di partecipazione alla gestione dell’impresa. Gli imprenditori di successo fanno molto di diverso. La partecipazione non è nel controllo e distribuzione dei risultati. E' nella partecipazione progettuale e generativa. Nella partecipazione profonda del cuore e della mente. 

Oltre agli esempi si potrebbe citare la dottrina, cioè tutti gli sforzi che nell’ultimo cinquantennio ci hanno convinti che “l’uomo economico” è una semplificazione non più utilizzabile. Che ogni analisi è creazione. Che la verità non è oggettiva, ma sociale. E così via. Ma non sarebbe un discorso da articoletto.

La morale che suggeriscono gli esempi è semplice. Oggi le grandi strategie (che poi sono solo applicazioni di luoghi comuni che nessuno ha mai provato a verificare sia nella loro sostenibilità teorica che nella loro concretezza) nascono, troppo spesso, da una visione del fare impresa che è superata. Una di questa strategie è che andare in borsa sia l’unica via per costruire innovazione. Se così è, perché allora ci scandalizziamo se non vengono accettate senza discutere come inevitabilità cosmiche? 

Non possiamo considerare le ribellioni come richiami al fatto che stiamo tentando di imporre luoghi comuni ai quali forse non si sa (da parte di Rinaldini, ad esempio) bene cosa sostituire. Ma che appaiono davvero come luoghi comuni così banali che, se vengono proposti con stizzita superbia, non possono che ingenerare il sospetto che nascano da qualche “fregatura”.

Come ho proposto, è davvero necessario che noi tutti ci si senta in “stato di ricerca”! Invece di lanciarci anatemi reciproci, proviamo ad accettare da ambedue le parti della “barricata” pro e contro l’impresa che tutte e due queste ideologie sono oramai superate. Ne conserviamo cari i valori: la libertà di intraprendere, la necessità della giustizia sociale per la protezione dei deboli. E poi ci mettiamo a costruire una nuova visione del fare impresa che, credo, scopriremo davvero molto simile al fare impresa praticato dai grandi imprenditori di successo di ogni parte del mondo. 

Per concludere, ma siamo ancora alla ragione ed al torto? Dopo un cinquantennio di riflessioni sul superamento delle ideologie perdiamo ancora tempo a scontraci ideologicamente? Credo che noi si debba riconoscere che è oramai è ideologia anche il vecchio modo di intendere l’impresa e non solo il pensiero di coloro che vi si contrappongono.


by csr last modified 27-06-2007 16:55
Document Actions
Commenti a questo Articolo

Related content
Contenuti allegati
Area Download
Articoli referenziati
Utenti referenziati

Altri Articoli della Sezione
La terra in rosso
Il Large Hadron Colider, più grande martello del mondo. Ovvero: quanto ci piace l’Apocalisse!
Alitalia, Fannie e Freddie e magari le auto. Ovvero: responsabilità sociale e strategia d’impresa
India, Giappone e la crisi
Tassi, leggi dell’economia e marziani
Eurobarometro ed esortazioni retoriche
Tutte le vacche del mondo in scarpe
Auto gestione: dipende da cosa si deve gestire!
Formazione, conoscenza e life long education: le opinioni dei formatori delle principali imprese italiane
Io sì che saprei come fare
Quattro lettere di superficialità
Recessione e “scienze della complessità”: sintesi del dibattito pubblicato
Lettera aperta ai Contributori del Rapporto “Responsabilità Sociale” (Il Sole 24 Ore - 25 marzo 2008)
Riflettendo sul Rapporto LUISS 2008 sulla classe dirigente: serve una nuova cultura per qualunque classe dirigente
Sicurezza: innovazione o conflitto? Una nuova proposta dalle scienze della complessità
Recessione e mercati finanziari
Recessione e "progetto complessità": la risposta di Cipolletta
L’economia della quantità non assicura felicità
Recessione e "progetto complessità": un commento autorevole
Recessione e “Progetto complessità”
Leggere e aggiornarsi? Non serve più
Fuori onda o fuori etica?
Inseguiamo soluzioni impossibili
Sorgente Aperta, il progetto di ricerca
Se le materie prime non bastano?
Spazzatura, governabilità e complessità
Principi generali per una politica innovativa di Stakeholder engagement
Religione e scienza: forse non è così che stanno le cose
Peggiorerà la qualità del credito, frenerà lo sviluppo
Egoista? No, poliarca “puro”
L’Italia crescerà meno del previsto. Lettera aperta a Dario Di Vico, Andrea Guerra e a tutti noi
Il referendum con grande serenità
La nostra responsabilità sociale nel 2008
Community management e Web 2.0: libri e convegni.
E dopo il Censis …
Le Considerazioni generali del 41° Rapporto Censis: una profezia da realizzare
La crisi finanziaria prossima ventura 2
Una svolta, ma “vecchia” di più di vent’anni
Nuove frontiere della scienza, alta finanza e cittadinanza.
Class Action, nomine Telecom: incertezze e bufere.
Capitalismo 3.0: il corniciaio e la Gioconda
La camera dei lord: ovvero l’autoreferenzialità questa sconosciuta
Ci vogliamo dimenticare della produttività o no???
Trenta Euro di sviluppo
Prima contrapposizione: responsabilità nei confronti degli azionisti o dell’occupazione?
Aspen Institute, socialità e business school di provincia
Swap, responsabilità sociale e valore per gli azionisti
CSR: da un compromesso al ribasso ad una nuova Governance dello sviluppo
Otto nuove banche all’anno: ma davvero è un brutto segnale?
Marchionne, la responsabilità sociale e oltre.
La crisi finanziaria prossima ventura
Consulenti alla sbarra
Lo strappo della FIOM e l’imprenditorialità di popolo
Dialoghi e progettualità sociale
Ricominciando: i nostri progetti e gli obiettivi.
Arrivederci con una promessa.
Alitalia: una storia di irresponsabilità sociale diffusa.
Un engagement efficace ed efficiente degli stakeholders tradizionali, spontanei e locali
I convegni sulla Csr: ritrovo tra i soliti noti.
Troppi estremisti non permettono di decidere?
Vendita Telecom e responsabilità sociale: il nostro rapporto di analisi.