Istruzioni per collaborare al progetto ComplexLab


Istruzioni per collaborare con noi  Sei un competente delle aree tematiche che sottendono l’iniziativa ComplexLab?
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complessità , teoria dei giochi, teoria delle reti, scienze cognitive, networking e collaborazione

Bacheca

Su un portale collaborativo come Complexlab la bacheca è forse uno strumento ridondante. Ogni collaboratore del portale può infatti interagire con gli altri iscritti per commentare i loro scritti pubblicati, per chiedere informazioni, consulenze online o proporre progetti e iniziative da realizzare in sinetgia e collaborazione con altri.

La cosa vale anche per i naviganti della rete e che hanno trovato Complexlab utilizzando un motore di ricerca. Di diverso per questi naviganti c'è l'obbligo di registarsi al portale. Abbiamo infatti deciso di non lasciare libero il commento/l'interazione sul nostro portale ma di richiedere una registrazione in modo da facilitare, attraverso i profili individuali, la nascita e la crescita di opportunità di social e business networking.

Proprio perchè ridondante useremo questa bacheca per segnalare proposte, richieste, offerte ecc. rivolte all'intera comunità di Complexlab e per dare risalto alle stesse.

I collaboratori e gli utenti in genere potranno segnalare i loro annunci e se valutati importanti per la comunità dei collaboratori, essi verranno pubblicati.



pensieri e realtà

Posted by belldim at 30-12-2007 21:41

Londra, 30.12.2007 - Considerazioni semplici e spontanee leggendo e pensando a " Estratti di vita delle persone dentro e fuori le organizzazioni sociali ".

Grazie dell'invito a condividere le vostre esperienze e a interagire con voi. Non sono del settore pertanto le mie opinioni saranno certamente da considerare in un'area micro. Ciò potrebbe implicare di considerare segnali deboli i punti di vista derivanti, ma ciò non influisce di avere una visione del vivere dignitoso e rispettoso di qualsiasi quotidianità, particolarmente se vicina alla comprensione delle relazioni interpersonali, pur nel complicato percorso della complessità della vita, del nuovo e dei cambiamenti sociali (a proposito, mi piacerebbe sapere un pò di più dell'esigenza sentita e condivisa anche dal mercato di cambiare approccio e ottica nell'ambito RU).

L'esempio di Mattia è bellissimo (non per lui poverino) ma per come è stato colto e raccontato e per il suo significato intrinseco, su cui mi identifico totalmente. Credo valga la pena di ampliare questo concetto del "saper fare è relazionale, non assoluto" raccontando sommariamente una esperienza, che rappresenta anche la sofferenza di un normale vissuto in essere.

(nel 1969 iniziai a fare il venditore. Dopo pochi mesi incontrai fortuitamente Jagermeister allora agli albori, che iniziai a vendere con immediato successo. L'escalation di carriera fu altrettanto rapido e di pari passo con la crescita aziendale: capo-area, organizzatore di filiali dirette. Uscita all'apice nel 1974.

Ora, da alcuni anni stò passando attraverso turbolenze, ma dopo aver vissuto/lavorato intensamente. Ciò non mi impedisce di tentare di costruire una nuova vita/lavoro. Soltanto che, per il mondo, sembra non sia più capace a fare alcunchè. L'estate scorsa, dopo una lunga e spontanea incubazione, ho esaudito il richiamo interiore di cercare e rintracciare il "vecchio" titolare di Jagermeister, "dimenticato" da 33 anni. Abbiamo pranzato insieme e a un tratto mi ha detto: "quando è venuto da me era un ragazzino pieno di entusiasmo ed energia a cui non si poteva dire di no"

Oggi i capelli sono grigi, ma il resto, dentro, è immutato. Cosa perdono quelli che non lo credono, facendo perdere anche me? Cosa fare per farglielo capire? (si può portare un asino alla fonte, ma non si può obbligarlo a bere!)

Forse ha ragione chi non si emoziona mai sul lavoro. Forse fa bene chi vuole andare a fare la spesa al supermercato con la moglie il sabato. Forse sono nel giusto quelli che pensano solo al loro potenziale. E' la loro rivincita?

Dico questo con fatica, parlando di un mondo che non mi appartiene, anche se lo vivo ed è purtroppo iniquo. La mia concezione della vita non è la vita e non è il lavoro, ma un binomio indissolubile di vita/lavoro. E' vero che il lavoro non è tutto. E' vero che lo scopo è stare bene. Ma se uno ha la fortuna di trovare il lavoro che piace, o semplicemente se gli piace lavorare, l'equazione vivere/lavorare o lavorare/vivendo è la cosa più semplice e appagante che ci sia. (forse l'ostruzionismo nasce proprio per impedire ciò...!?) Vai a farglielo capire tu!!! (a chi, alle persone o alle aziende?)

Dimitri Bellati belldim@libero.it

by Carlo Mazzucchelli last modified 05-01-2007 19:30
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