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networking e collaborazione, social networking

Il web semantico incontra il web sociale

Carlo Mazzucchelli

Le nuove frontiere del web

"The grand challenge is to  boost the collective IQ of organizations and of  society. " – Doug Engelbart, 1968
““The Semantic Web is not a  separate Web but an extension of  the current one, in which  information is given well-defined meaning, better enabling computers and people to work in cooperation.” .”
     – Tim Berners-Lee, 1999

( Un articolo pubblicato sulla rivista Computer Business Review del mese di Luglio/Agosto 2008)

Premessa

c3.jpgIl sogno di Berners-Lee di favorire la collaborazione tra uomini e macchine sta forse realizzandosi?  Nell’evoluzione del web, i due fenomeni che più di tutti hanno caratterizzato la rete di questi ultimi anni, l’emergere dei social networks e delle componenti collaborative e sociali del web da un lato, e il salto evolutivo di tipo tecnologico e cognitivo che ha accelerato alcuni sviluppi del cosiddetto web semantico dall’altro, sembrano oggi trovare percorsi comuni di sviluppo ed integrazione. Entrambi i fenomeni possono essere osservati come ecosistemi, il primo caratterizzato dalle interrelazioni sociali, dalla collaborazione e dai contenuti generati e condivisi dagli utenti, il secondo dai dati e dalla sua capacità di aggregare e far emergere informazioni provenienti da sorgenti e produttori molteplici. E’ questo un ambito di ricerca che vede impegnati molti studiosi con l’obiettivo di creare nuove applicazioni intelligenti (Web semantico e sociale) capaci di far emergere e distribuire in rete non soltanto informazioni ma conoscenza e significati, grazie alle nuove tecniche e dinamiche del web semantico.

Il web semantico

know-black.jpgIl tema del web semantico è stato da me trattato in passato in due articoli (“Chi non salta superato è”, gennaio 2007;  “WEB 2.0, nuovi strumenti, linguaggi e modelli di business per una rete che cambia.”, giugno 2007) che avevano come oggetto l’evoluzione del web. Il vocabolario giornalistico e quotidiano si è nel frattempo appropriato della terminologia Web 2.0 senza per questo contribuire a rendere più facile la comprensione della rivoluzione in atto, le sue conseguenze sia implementative e operative sia cognitive personali e sociali. Oggi si parla di Web 3.0, indicato sempre più spesso con la buzz-word di Web Semantico. Nata e sviluppata all’interno del World Wide Web Consortium guidato da Tim Berners-Lee, la visione del web semantico ha prodotto, a partire dal 2001, numerosissime pubblicazioni scientifiche e progetti di ricerca che hanno interessato università, istituzioni pubbliche e private, e imprese ma hanno anche favorito la creatività e la produttività del popolo della rete. Benché questa produzione scientifica abbia spesso suggerito idee non realistiche, essa ha di fatto contribuito ad introdurre e fare accettare nuovi standard che hanno dato forma e sostanza a quella visione originaria del web semantico finalizzata a migliorare il web attraverso il ricorso a metadati e alla rappresentazione esplicita della semantica dei dati con l’obiettivo di fornire nuovi servizi e funzionalità agli utenti della rete. In questa visione il web semantico dovrebbe alla fine portare ad una rete di sistemi e applicazioni intelligenti in grado di elaborare e scambiare informazioni con formati e modalità comprensibili anche alle macchine che fanno funzionare la rete e utilizzabili per supportare e gestire processi decisionali e problemi complessi in ambiti tra loro molto eterogenei quali: Intelligenza Artificiale, Natural Language Processing, Database e Sistemi Informativi, Social Networks ecc. Contributi e innovazioni in ognuno di questi ambiti contribuiranno in futuro alla realizzazione della visione del Web semantico così come prefigurata negli anni dai racconti e dai lavori dei suoi propugnatori.

In una società caratterizzata da un’offerta sempre più pervasiva di informazione digitale, il web semantico acquista una valenza particolare se osservato nell’ottica delle dinamiche di acquisizione e gestione della conoscenza in ambienti distribuiti caratterizzati da fonti di conoscenza molteplici con gradi diversi di attendibilità e validità. I nuovi media digitali e i flussi informativi che caratterizzano il web semantico quali le news, i feeds ATOM e RSS, stanno ridisegnando i livelli e gli standard di interoperabilità per una semantica distribuita e strutturata in modo da essere comprensibile alle ‘macchine’ (HW) e alle applicazioni intelligenti (SW) che costituiscono l’infrastruttura del web, e da essere comunicata attraverso linguaggi propri quali RDF e OWL.

Il fenomeno del web semantico, non è importante solo come realtà tecnologica, lo è anche per quello che Pierre Levy definiva il pensiero collettivo ( da De Kerckove chiamato pensiero connettivo). Il web semantico opera infatti, come ogni altra tecnologia innovativa, una trasformazione sociale a livello planetario aprendo nuovi scenari difficilmente prevedibili.  La specificità del web semantico sta nella sua forza intrinseca nel ridefinire l’universo cognitivo dei suoi utilizzatori distribuendo e facendo condividere a milioni di utenti non soltanto informazioni ma significati, per di più generati da attori molteplici e anonimi che nella loro attività in rete contribuiscono alla loro emergenza, distribuzione e condivisione. Ed è a partire da questa specificità che si può realizzare l’incontro e l’integrazione con la componente sociale, collaborativa e partecipata oggi emergente del web.

Il web sociale

knowledgeseed.jpgIl web sociale può essere descritto come un insieme di siti web, portali e applicazioni che favoriscono l’incontro, la partecipazione e la collaborazione tra i suoi utenti e utilizzatori. L’architettura di questi ambienti collaborativi, spesso denominati Social Networks ( la rete non più fatta solamente da oggetti quali computer, documenti, pagine html, telefoni ecc. ma da persone e organizzazioni), è quella che oggi caratterizza progetti di successo quali Wikipedia, Myspace, YouTube, Flickr, Del.icio.us, Facebook e Technorati. In questi ambiti sociali in rete il contributo collettivo che passa attraverso la condivisione di contenuti multimediali ma anche di idee e progetti, favorisce l’emergere di una vera e propria intelligenza collettiva (connettiva) che finisce con il far emergere quel valore condiviso capace di creare interesse, entusiasmo, voglia e generosità nel partecipare. Nella storia non è mai esistita un’epoca nella quale un numero così elevato di ‘operatori della conoscenza’ abbia potuto incontrarsi e relazionarsi in modo efficiente e profittevole all’interno di una rete sociale. Anche per le aziende è oggi più semplice, con costi e investimenti limitati, raggiungere e coinvolgere milioni di persone che partecipano attivamente non solo alla produzione di contenuti ma anche di significati e valori intangibili ed esperienziali associabili a prodotti e marchi.

L’interoperabilità è stata fin dal suo nascere la caratteristica principale della rete, resa possibile su Internet dai protocolli TCP/IP, nel mondo web dai protocolli HTTP e oggi dai protocolli associati ad un nuovo livello della rete denominato come web sociale. Questo nuovo livello, prefigurato già nel 2004 da alcuni ricercatori dell’Aspen Istituto sta prendendo forma grazie allo standard XDI (XRI Data Interchange), un protocollo finalizzato a rendere tra loro interoperabili social network diversi e a dare forma al web sociale ( tutta la rete come un unico, grande social network). La grande sfida futura del web sociale è di riuscire a favorire la costruzione di relazioni di fiducia e collegamenti stabili nel tempo tra entità quali persone e organizzazioni. Entità instabili per definizione, e che potrebbero avere in rete indirizzi mutanti nel tempo. Mentre gli oggetti digitali vivono nella rete con indirizzi relativamente stabili, le persone e le organizzazioni operano nella vita reale e cambiano spesso i loro riferimenti personali ( telefono, fax, email, web, blog, IM, ecc.).

XDI ha fornito nel tempo risposte concrete in tre ambiti diversi. In primo luogo, definendo il protocollo XRI ( Extensible Resource Identifier) che ha permesso si aggiungere nuova informazione a quella già disponibile attraverso il protocollo IP e la sintassi DNS, per costruire indirizzi astratti, stabili nel tempo, per identificare persone e organizzazioni. In secondo luogo per consentire lo scambio di dati fatto da persone e organizzazioni che utilizzano risorse tecnologiche eterogenee e tra domini tra loro diversi, ha definito uno schema XML utile ad associare una numerazione XRI ad ogni dato con lo scopo di collegare tra loro i contenuti (definiti come dataweb pages) in modalità simili a quelle giù utilizzate per le pagine HTML nel Web. Con questo approccio ogni pagina ‘dataweb’ viene condivisa indipendentemente dall’applicazione o dominio che l’ha generata e può essere sincronizzata e collegata in modo permanente. Infine il protocollo XDI ha definito le modalità per collegare tra loro due pagine ‘dataweb’. Con una differenza importante rispetto a quanto possibile oggi sul Web. Mentre il collegamento alla pagina Web è ad una via ( un contenuto scaricato all’interno di un browser), i link ‘dataweb’ sono a due vie e stabiliscono di fatto un collegamento stabile (pipes) sul quale trasferire dati e contenuti in entrambe le direzioni.

Il web socio-semantico

mentalstate.jpgSe la definizione dei due web, sociale e semantico, può risultare semplice, più complicato è riuscire ad identificare in che modo possa oggi avvenire la loro integrazione. Scarse sono le informazioni disponibili e carente la letteratura sull’argomento. Un tentativo di indagine può però essere fatto ricorrendo proprio a quelle componenti abitate della rete oggi rappresentate dalla blogosfera o da social networks. Cominciamo con una definizione. Secondo Wikipedia il web socio-semantico è caratterizzato da interazioni sociali che portano alla creazione di rappresentazioni esplicite e semanticamente ricche di conoscenza. Un web visto come un sistema di intelligenza collettiva, capace di fornire informazioni utili, grazie al lavoro e al contributo di molte persone e la cui qualità aumenta con l’ampliarsi della partecipazione. Un web che integra ed utilizza tecnologie, strategie e metodologie diverse provenienti da ambiti di sviluppo legato al web semantico, al software sociale e al web 2.0.

L’uso dell’espressione ‘intelligenza collettiva’ per descrivere il web socio-sematico va preso seriamente, può essere infatti un obiettivo della rete del futuro ma anche uno scopo sociale. Alla base c’è un nuovo livello d’interazione uomo-macchina che permette alle persone di continuare a produrre conoscenza e a costruire relazioni sulla base di interessi, bisogni personali e conversazioni, e alle macchine di sostenere queste esigenze grazie alla loro capacità di immagazzinare, ricordare, combinare, ricercare dati. Questa interazione non è mai stata semplice perchè creare meccanismi d’acquisizione della conoscenza elaborata dagli essere umani e comprensibile dalle macchine è sempre stato molto complicato. La capacità di apprendimento delle macchine e le tecniche di data mining hanno migliorato la nostra capacità di far emergere strutture e ‘pattern’ da grandi quantità di dati, tuttavia queste tecniche per funzionare hanno sempre avuto bisogno dell’esistenza e della produzione dei dati. Una produzione di dati e conoscenza oggi resa possibile dal web sociale grazie alla partecipazione e al contributo di milioni di persone. Dati e  conoscenza disponibili online, che si possono cercare, trovare e condividere. La sfida del web del futuro sta nella sua capacità di individuare l’integrazione e sinergia migliori tra i contenuti e i metodi con i quali è possibile trovarli e utilizzarli. Una conoscenza collettiva emergerà solo se questi dati potranno essere aggregati e ricombinati in modo da creare nuova conoscenza e nuove modalità d’apprendimento. In breve la sfida del web socio-semantico è tutta qui.  La tecnologia ha permesso la costruzione di numerosi sistemi intelligenti rendendo facile e poco oneroso catturare, immagazzinare, distribuire e comunicare informazioni. Il comportamento sociale delle persone ha reso possibile il successo dei social network e l’emergere del web sociale. Il web socio-semantico introduce un nuovo elemento, la possibilità di creare valore a partire dai dati raccolti facendo emergere nuova conoscenza, distribuendola attraverso ambienti e applicazioni web sociali tra loro eterogenee.

Conclusioni


comunity8.jpgIl web socio-semantico nella visione dei suoi estimatori è la risposta più innovativa alle esigenze personali, sociali e aziendali degli attori della rete, così come i sistemi di conoscenza collettiva possono essere la ‘killer application’ del futuro. Ma sarà proprio così? Che dire ad esempio della qualità e attendibilità dell’informazione e della sua usabilità all’interno di processi decisionali? I nuovi meccanismi e le dinamiche del web potrebbero rendere difficile identificare il fornitore dell’informazione ma anche chi e quante persone abbiano contribuito a definire il significato dei termini e dei dati che danno forma all’informazione stessa. L’integrazione tra il web sociale e quello semantico faciliterà comunque nuove sinergie abbassando i costi dei contenuti e aumentando la capacità di calcolo per trovarli e utilizzarli. Siamo in una fase di grandi cambiamenti nel modo in cui apprendiamo dagli altri su scala globale e forse prossimi alla produzione di una intelligenza collettiva. Ma quest’evoluzione potrà dirsi completata quando noteremo un cambiamento qualitativo e profondo nel modo in cui le persone interagiscono con il web. Per il momento molte sono ancora le persone e i manager d’azienda che continuano a guardare al Web come semplice fonte d’informazione invece di interagire attivamente con esso come piattaforma integrata uomo-macchina interrogando, rispondendo, collaborando e agendo come intelligenza collettiva.


PS: Il tema del web sociale è oggetto delle mie letture e riflessioni da alcuni anni. L'argomento è interessante per l'uso che di questo software stanno facendo milioni di persone in rete ma anche per le aziende e le organizzazioni in generale. Per dare un contributo italiano sui temi connessi al cosiddetto social software per la social enterprise ho recentemente dato vita, insieme ad altri conpagni di viaggio, ad un progetto online denominato Software Sociale aperto alla partecipazione a tutti i lettori interessati dei miei articoli e ai ferqientatori di di Complexlab.




Molto interessante...

Posted by Mgiovanna at 02-09-2008 22:53

Complimenti, un argomento veramente stimolante. Ogni tanto vengo a trovarvi e leggo sempre articoli interessanti. A presto Mgiovanna

by Carlo Mazzucchelli last modified 02-09-2008 15:40
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