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networking e collaborazione

La trasformazione economica, tecnologia e sociale in atto sta cambiando assetti, modelli di business e ruoli introducendo complessità e semplicità.

Giuseppe Graci

yellow cornerstone pulpolux.jpgLe rivoluzioni tecnologiche hanno sempre avuto un ruolo determinante nei cambiamenti economici e di quelli sociali.  Basti pensare al ruolo della tecnologia nel passaggio dall’economia agricola e quella industriale. Oggi stiamo vivendo un ulteriore cambiamento passando dall’economia dei servizi all’economia della creativa grazie, anche, ad un fattore abilitante quale quello delle tecnologie che sta caratterizzano era della collaborazione. La combinazione di questi due fenomeni sta delineando una trasformazione sociale in cui si delineano nuove classi e nel contempo si amplia il divario tra le stesse classi sociali.  

In fondo che cos’è l’innovazione senza la creatività degli esseri umani? Basti pensare all’invenzione della macchina a vapore che ha sostituito il cavallo e a quali sono stati gli effetti di questa invenzione. L’elemento differenziate del susseguirsi dei cicli evoluti delle innovazioni e che nel tempo questi cicli si riducono e che quindi i tempi di sostituzione e/o trasformazione diventano sempre più corti. 

La disponibilità di informazioni e contenuti e i nuovi modelli di business che possono essere adottati grazie alle tecnologie ed ai nuovi paradigmi che stanno caratterizzando l’era della collaborazione sono degli ulteriori differenziati che contribuiscono e stimolano ad incrementare la creatività e quindi l’innovazione attraverso il contributo delle Rete che facilità la comunicazione, lo scambio, la condivisione di idee,concetti ed informazioni.  

Parafrasando quanto detto da Richard Florida (1) in “La classe creativa spicca il volo; La fuga dei cervelli: chi vince e chi perde”  la creatività è il motore primo della nostra economia  ed è il fattore chiave che ci proietta in avanti. Non è solo tecnologia e informazione ma anche creatività. Siamo nell’”era creativa"  e l'aspetto più incredibile, forse, è il fatto che l'era creativa contenga in sé non solo la possibilità della crescita e del successo economico, ma anche il germe di uno sviluppo molto più completo del potenziale umano in generale”  

Crescita dell'economia creativa

Riprendendo sempre l’analisi di Florida emerge che l’economia creativa è già di fatto una realtà. Molte delle odierne professioni che possono essere annoverate e classificate come creative e hanno avuto un incremento significativo. Parliamo di figure professionale quali: progettisti, stilisti, analisti finanziari,  i professionisti di diversi settori industriali tra i quali l’IT, la sanità ed altri ancora.L’andamento nel tempo della distribuzione delle figure professionali per le  diversi settori industriali nell’ambito degli Stati Uniti evidenzia che il settore creativo che agli inizi del 900 rappresentava il 10%  nel 1980 rappresentano circa il 20%. La sua crescita dopo questa impennata continua (1). Il risvolto economico del settore creativo è significativo. Esso rappresenta il 30 per cento del lavoro statunitense e quasi metà delle retribuzioni: grosso modo quanto la somma dei settori industriale e terziario (da Kevin Stolarick  dati dell'US Bureau of Labor Statistics).

La disponibilità delle nuove tecnologie e dei Web service sono già dei  abilitanti alla crescita del settore creativo.  Nel tempo l’inerzia culturale darà vita a nuovi modelli che spazzeranno via come un torrente in piena i pregiudizi, vincoli istituzionali ed altri vincoli che oggi costituiscono una barriera verso una più aperta, paritetica e rapida collaborazione. Così i  meccanismi di riconoscimento economico e/o di crediti che oggi potrebbero essere necessari per incoraggiare gli individui con diversi mezzi a disposizione a scambiare e condividere  informazioni saranno spazzati via.

La presenza sempre più significativa e predominante della New Generation darà un ulteriore impulso, come già sta avvenendo, al  settore economico della creatività che si rafforzerà.

 La tecnologia si conferma ancora una volta il volano o meglio uno degli abilitanti strategici di questo cambiamento economico che stiamo vivendo. Infatti analizzando l’evoluzione delle diverse ere che si sono suggerite nel tempo fino ai giorni nostri diventano intuitive le correlazione e le interdipendenze tra le tecnologie e l’organizzazione economia.

Modello della learning curve e la trasformazione business

Si è passati dall’introduzione delle tecnologie degli anni 60 come fattore abilitante per incrementare l’efficienza dei back office e per fare fronte alla continua crescita delle transazioni business all’utilizzo delle tecnologie a supporto di nuovi modelli di business. La tecnologia è diventata sempre più parte integrante dell’organizzazione dell’azienda e dei suoi modelli di business. E’ grazie, sempre alla tecnologie che negli anni 90,  che si sviluppano e si realizzano sia sistemi volti all’integrazione dei processi tra imprese dal punto di visto della relazione impresa e fornitori che quelli volti a interagire con i canali si acceso tra l’impresa e i clienti.  La collaborazione, la gestione della conoscenza, l’integrazione della multicanalità assumono un ruolo chiave nelle scelte e nello sviluppo business dell’impresa.

Così come l’evoluzione della tecnologia, volta a rendere più efficiente l’attività degli utilizzatori in un ambito aziendale, ci ha reso più predisposti ad accettare le tecnologie nella sfera della propria vita; 

l’avvento e lo sviluppo di internet ha rafforzato e ha contribuito a far si che la tecnologia sia diventa parte dei nostri  comportamenti, delle nostre abitudini e del nostro linguaggio.

La pervasività delle tecnologie nella nostra vita personale ha evidenziato la predominante necessità della facilità di utilizzo della tecnologia stessa.

Facilità di utilizzo che nasconde dietro di se una sempre più crescente complessità dei sistemi necessari per rendere il tutto più semplice da usufruire evidenziando anche una certa fragilità correlabile all’incertezza ed all’entropia che le tecnologie nel loro insieme introducono.

Ora l’effetto combinato dell’evoluzione tecnologia e di quella economica e/o business ha prodotto anche dei cambiamenti degli assetti societari generando un’evoluzione della nostra struttura sociale che è il collante tra tecnologie e economia/business.

La classe del ceto medio, che avuto un ruolo chiave nel periodo post-industriale come cuscinetto tra la classe dei “ricchi imprenditori” e il proletariato, sta dileguandosi. Mentre negli 60 e 70 certi ruoli e figure che facevano parte  del ceto medio quale la maestra, il professore, l’impiegato della pubblica amministrazione, il ragioniere avevano un proprio ruolo distintivo dall’operaio ora questa differenziazione di ruoli non esiste più.

Quello che è o sta succedendo è che si allarga e  diventa sempre più rilevante il divario tra i ceti più consistenti nonché sempre più minoritari  e i lavorati privi di professionalità specifiche e/o che hanno delle professionalità che non sono differenzianti.

Interessante è la classificazione che propongono nel loro libro Massimo Gaggi e Edoardo Narduzzi su “La fine del cero medio e la nascita della società low cost”. “ ………..La grande trasformazione sociale della rivoluzione industriale è entrata in una nuova era caratterizzata da:

        • “l'emersione di un' aristocrazia molto patrimonializzata e affluente in grado di assicurare consumi significativi” (2); sono quelle persone che hanno tratto i maggiori benefici dal passaggio dell’era industriale a quella dei servizi;
        •  “l'affermazione di una élite abbastanza numerosa di tecnocrati della conoscenza con redditi medio-alti e notevole capacità di consumare ciò che viene offerto ormai in grandi volumi dall'industria dei Paesi avanzati”(2); sono quelle persone che potremmo chiamare della “terra di mezzo” che non entreranno a far parte del club dei ricchi, sempre più contenuti, ma anzi potrebbe durante la loro vita essere assorbiti nella massa;
        •  “una società massificata di reddito medio-basso ma alla quale l'industria del «low cost» garantisce l'accesso a beni e servizi un tempo riservati a ceti affluenti”(2); sono quelle persone che grazie ai nuovi modelli di business basati sul concetto della co-creazione del lavoro hanno permesso l’instaurarsi di nuove realtà imprenditoriali in cui è possibili usufruire dei servizi si qualità a prezzi bassi.
        •  “una classe «proletarizzata» o comunque con scarso potere di acquisto (dagli operai ai pensionati senza redditi integrativi fino agli insegnanti e ai dipendenti pubblici con famiglia a carico al minimo di stipendio) che consumerà beni di prima necessità e tenderà a usufruire servizi comuni di massa e servizi sociali (2)”

Tra i diversi risultati che questo processo di trasformazione economico-socio-tenologico sta portando è da un lato il nuovo ruolo del  consumatore più informato, più coinvolto nel processo realizzativo del prodotto e servizio, più proattivo nelle sue scelte e più nomade e dall’altro un nuovo ruolo dell’azienda che per avere successo devono produrre valore innovativo differenziando l’offerta, attraverso la realizzazione di servizi e prodotti che sono la combinazioni di servizi e prodotti cross-settori, e producendo a costi più bassi.

  

(1)   Richard Florida -  “La classe creativa spicca il volo; La fuga dei cervelli” – Oscar Saggi Mondatori – Settembre 2006

(2)   Massimo Gaggi Edoardo Narduzzi – “La fine del ceto medio e la nascita della società low cost” – Gli Struzzi Einaudi – 2006

(3)   Edward Barman – “Internet nuovo Leviatano verso il futuro paradigma di pensiero e di business” – Etas agosto 2002



by Giuseppe Graci last modified 22-08-2007 17:52
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